Un racconto di ambizione, desiderio e caduta, ambientato nell’Italia degli anni del boom economico, quando la provincia sembrava troppo stretta per chi sognava salotti eleganti, potere e riconoscimento.
Su Raiplay una miniserie in due puntate con una straordinaria Sabrina Ferilli che porta la sua esuberanza in un ruolo che le sembra cucito addosso. La serie da vedere stasera è “La Provinciale”, che ha per protagonista Gemma, una ragazza di origini umili che guarda l’alta società come si guarda una vetrina illuminata da lontano. Tutto sembra irraggiungibile, e proprio per questo più seducente. La sua bellezza diventa una possibilità, forse l’unica vera moneta di scambio in un ambiente in cui nascere dalla parte giusta conta più del talento, dell’intelligenza, della volontà. Gemma capisce presto che per salire bisogna scegliere, calcolare, rinunciare a qualcosa. E decide di farlo.
“La Provinciale” è una fiction italiana di impianto classico, con una protagonista forte e una trama che mescola ambizione, sensualità, colpa e mistero. La miniserie in due puntate diretta da Pasquale Pozzessere è tratta dall’omonimo racconto del 1937 di Alberto Moravia, già portato al cinema nel 1953 da Mario Soldati.
Questa versione televisiva del 2006 è prodotta da Rizzoli Audiovisivi per Rai Fiction, con sceneggiatura di Laura Toscano e Franco Marotta; le musiche sono firmate da Ennio Morricone, dettaglio non secondario per una storia che vive molto di atmosfere, sospensioni e inquietudini interiori. Oltre alla Ferilli, fanno parte del cast tanti altri bravi attori italiani tra cui spiccano Enzo Decaro, Stefano Dionisi, Barbara Bouchet e Antonio Petrocelli.
La trama si muove attorno alla scalata sociale di questa donna inquieta. Gemma sposa un professore timido (Dionisi), un uomo che può offrirle stabilità e rispettabilità, ma non basta a placare la sua fame di vita. Quel matrimonio diventa un gradino, non un approdo. Accanto a lui, la protagonista cerca un’altra strada, più rischiosa e più compromettente: la relazione con un uomo ricco e potente, Massimo Rinaldi (Decaro), capace di spalancarle le porte di quel mondo che ha sempre desiderato. L’incontro con Massimo trasforma la narrazione da melodramma di provincia in racconto torbido, quasi un’indagine morale prima ancora che criminale.
Il sogno di Gemma, infatti, non ha niente di innocente. Ogni passo verso l’alto la allontana da una parte di sé. Ogni conquista ha un costo: la società che lei immagina raffinata e libera si rivela piena di ipocrisie, segreti, rapporti di convenienza.
Gli uomini che la circondano la desiderano, la giudicano, la usano, oppure credono di salvarla. Ma Gemma non è mai soltanto vittima. È fragile e spregiudicata, ingenua e calcolatrice, capace di suscitare empatia anche quando sbaglia. La sua forza sta proprio in questa ambiguità.
Il punto di rottura arriva con il misterioso omicidio di una contessa. La donna che voleva entrare nei salotti buoni finisce così risucchiata nel lato oscuro di quel mondo. La domanda non è più soltanto quanto Gemma sia disposta a perdere pur di cambiare vita. La domanda diventa più inquietante: che ruolo ha davvero in quella morte?
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