Gioia fotografa le persone di spalle. Non per gioco, non per posa artistica. Lo fa perché guardare qualcuno in faccia, a volte, significa esporsi troppo. E lei, sedici anni, di esposizioni ne ha già avute abbastanza. “Eppure cadiamo felici” è il titolo di una miniserie in 8 episodi disponibile su Raiplay, che parte dalle fragilità di un’adolescente per raccontare le insicurezze e le aspirazioni del mondo giovanile.

La protagonista è Gioia Spada, interpretata da Gaja Masciale. Ha sedici anni, non usa i social, coltiva passioni considerate “strane” dai coetanei e fatica a trovare un posto in cui sentirsi meno sbagliata. Si trasferisce a Gorizia insieme alla madre Sabrina, una donna giovane, bella, instabile, interpretata da Giorgia Wurth. Per Gioia non è soltanto un cambio di casa ma l’ennesimo strappo. Una nuova scuola, nuovi compagni, una nonna con cui ricominciare un rapporto mai davvero costruito.

La miniserie da vedere su Raiplay prodotta da Publispei è tratta dall’omonimo romanzo di Enrico Galiano e, diretta da Matteo Oleotto, vede nel cast anche attori del calibro di Matteo Branciamore, protagonista de I Cesaroni,  e Paola Sambo.

La convivenza con Claudia, la nonna interpretata da Paola Sambo, non parte sotto il segno della tenerezza immediata. C’è distanza, c’è passato, c’è una famiglia che sembra aver accumulato fughe invece di spiegazioni. Sabrina, la madre, appare spesso travolta da se stessa: vuole ricominciare, ma porta con sé il disordine emotivo di chi non ha mai imparato davvero a fermarsi. Gioia, invece, osserva e assorbe. Si difende con la macchina fotografica, scegliendo di catturare il mondo da un’angolazione laterale, quasi segreta.

A scuola le cose non vanno meglio. Gioia entra in un ambiente che ha già le sue gerarchie, i suoi codici, la sua crudeltà sottile. C’è Sara, interpretata da Margherita Morchio, che può diventare un primo appiglio. C’è Ludovica, pronta a prenderla di mira. C’è Andrea, interpretato da Enea Barozzi, il ragazzo popolare, dj, molto esposto sui social, esattamente il tipo di figura che Gioia osserva con diffidenza. E poi c’è il professor Bove, interpretato da Matteo Branciamore, adulto imperfetto, ribelle, capace però di intercettare qualcosa che gli altri non vedono. Il punto di svolta arriva con Lo, interpretato da Costantino Seghi. Lo entra nella vita di Gioia come una presenza laterale e sfuggente. La aspetta in luoghi appartati, vive ai margini, porta addosso un passato oscuro. Gioia si avvicina a lui perché riconosce una ferita simile alla propria, ma la serie lascia subito intendere che quell’incontro non sarà soltanto romantico: dentro Lo c’è qualcosa che può salvarla e ferirla nello stesso istante.

La regia di Matteo Oleotto sceglie un tono delicato, intimo, molto vicino ai turbamenti della protagonista. La fiction da vedere su Raiplay  appartiene al genere young adult, ma funziona meglio quando non cerca solo il pubblico adolescente. Il cuore della serie è la fatica di crescere quando gli adulti, invece di essere un riparo, sembrano spesso più disorientati dei figli.

Eppure cadiamo felici” ha il pregio di raccontare l’adolescenza senza ridurla a una sequenza di problemi da manuale. Gioia non è “diversa” perché deve esserlo a tutti i costi: lo è perché non trova un linguaggio comune con il mondo che la circonda. La serie lavora bene su questo spaesamento, sulla fotografia come rifugio, sull’amore come rischio, sulla famiglia come luogo in cui ci si può perdere prima ancora di ritrovarsi.

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