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Avellino Corso Vittorio Emanuele
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Tra Soppalchi, Licenze ed Appalti,ad Avellino è ora di dire Basta !

Ad Avellino,negli anni, tutto è stato consentito,per appartenenza,per censo o per delinquenza ereditata o acquisita ed in tutta onestà: è ora di dire Basta !

È facile essere buoni. Difficile è essere giusti. (Victor Hugo)

C’è differenza tra l’essere buoni e l’essere giusti, la giustizia presuppone il corretto contemperamento delle esigenze e degli interessi, la valutazione di un bisogno  che prescinde da quello esclusivamente privato e personale e diviene collettivo, e richiede pertanto l’intervento di tutti per poter essere reso attuale, concreto.

Ma costa fatica essere legali, rispettosi delle regole che sono però solo il primo passo verso l’attuazione del mito della Giustizia che perché bendata non guarda in faccia a nessuno, non ha distinzioni da tollerare e sopportare.

Nella Città di Avellino esiste la legalità solo a mezzo servizio, quella che diviene regola solo per quei pochi che non hanno santi nelle stanze del potere, non hanno protettori e protettorati e che vivono del proprio lavoro  e del proprio impegno quotidiano.

Su tutti questi svolazzano leggeri e sghignazzanti i moralizzatori dalle licenze facili, gli avvoltoi dall’apparenza candida, con castelli nella parte buona della Città e costruzioni nate dal nulla e nel nulla, che sono come un pugno nello stomaco e che sfacciatamente si mostrano alla collettività.

Fortezze di potere che nulla temono e che hanno ignorato qualsiasi norma o regola e che continuano a reggere nelle proprie mani le sorti della nostra città.

Salvo poi mostrarsi come paladini dell’ordine e della pulizia, come gladiatori pronti alla difesa delle strade, della bellezza e della cultura, dei luoghi pubblici, di principi etici altissimi, di una morale condivisa, naturalmente quando questo tocca gli altri.

Ed allora è tutto un fiorire di considerazioni spesso destituite anche di un vero e proprio fondamento, un dire tanto per dire, salvo poi gettare il sacchetto della monnezza dal finestrino dell’auto o sotto casa di qualcun altro, o favorire l’ennesimo abuso passando la mazzetta al controllore di turno.

Perché ad una certa parte della Città,negli anni tutto è stato consentito, per appartenenza, per censo, o per delinquenza ereditata o acquisita ed in tutta onestà è ora di dire basta.

Di gridarlo questo BASTA, di smetterla di scrollare le spalle, e di ripetere che tanto è sempre stato così e nulla potrà mai cambiare, di smetterla di dirci che agli intoccabili non sarà mai possibile sottrarre la gestione della Comunità, perché noi siamo la Comunità, ed esigiamo il rispetto delle norme.

Regole chiare e non equivoche per tutti attraverso una rivoluzione che non lasci alcun prigioniero.

Perché occorre una collettività vigile ed attenta al proprio territorio che non si stringa solo nell’emergenza, ma che prevenga il disastro e che eviti una tragedia sociale, umana e culturale, che ricerchi e ritrovi il senso di appartenenza e che isoli chi vive di inganni e di sotterfugi, che accerchi chi  della “illegalità” in giacca e cravatta ha fatto la regola indiscussa della propria vita.

Una rivoluzione forte ed efficace e non per soli pubblici proclami, perché di chiacchiere ne abbiamo davvero piene le tasche ed alle nuove generazioni dobbiamo lasciare una eredità che non sia costruita su “ soppalchi” ma su solide fondamenta.

Non bisogna guardare quale sia il premio di una giusta azione:il premio maggiore consiste nella giustizia. Seneca


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