Cosa vedere a Spoleto, tra duomi romanici, rocche medievali, arte contemporanea e natura sacra. Il borgo umbro incanta viaggiatori di ogni tempo.
In provincia di Perugia, Spoleto, la città verticale dell’Umbria, unisce la suggestione medievale alla potenza scenografica del teatro e della spiritualità. Nota al grande pubblico per essere stata il set della celebre fiction Don Matteo, con la canonica ospitata nel palazzo vescovile, Spoleto è tornata recentemente sotto i riflettori grazie al film Romeo è Giulietta (2024) di Giovanni Veronesi, girato nel suo centro storico con protagonista Pilar Fogliati.
Ma la bellezza della città va ben oltre le luci della ribalta: passeggiando tra i vicoli acciottolati si incontrano vestigia romane, basiliche longobarde e capolavori dell’arte romanica, mentre lo sguardo corre dalla Rocca Albornoziana al Ponte delle Torri, sospeso tra cielo e valle.
Capitale culturale grazie al Festival dei Due Mondi e scrigno di arte contemporanea con il Teodelapio di Calder, Spoleto è anche spiritualità: Monteluco e il suo bosco sacro offrono ancora oggi silenzio e pace.
Cosa fare e vedere a Spoleto
Il Centro storico

Il centro storico di Spoleto è un incantevole intreccio di vicoli medievali, dove affiorano le tracce della sua lunga storia romana. Tra gli angoli più suggestivi spiccano l’Arco di Druso e Germanico, che introduceva all’antico foro romano, oggi Piazza del Mercato, e il vicino Teatro Romano, ancora oggi sede di eventi culturali.
Poco distante, la Casa Romana conserva raffinati mosaici e testimonia il passato aristocratico della città. Resti del foro si ritrovano anche nella cripta di Sant’Isacco, un tempio pagano riconvertito. L’Anfiteatro e il Ponte Sanguinario raccontano il volto più spettacolare e leggendario di Spoleto romana. Camminando tra i resti longobardi, come i mosaici di Palazzo Mauri e la straordinaria Basilica di San Salvatore (sito UNESCO), si coglie la continuità della città anche dopo la caduta dell’Impero.
Chiese come San Ponziano, San Paolo inter vineas o Sant’Eufemia aggiungono spiritualità e bellezza, così come i capolavori romanici del Duomo e di San Pietro. A dominare la città, la Rocca Albornoziana e l’imponente Ponte delle Torri offrono viste spettacolari sulla valle.
Spoleto è anche capitale d’arte contemporanea: basti pensare al Teodelapio di Calder, primo stabile d’arte open air in Europa, o alle collezioni del Museo di Palazzo Collicola. Per chi cerca silenzio e natura, basta salire a Monteluco, il bosco sacro, luogo di pace frequentato da santi ed eremiti fin dall’antichità.
Per cosa è conosciuta Spoleto?
Oltre che per i monumenti, a livello internazionale la città umbra è conosciuta per il suo evento culturale di punta, il Festival dei Due Mondi. Gli artisti che vi si esibiscono e gli spettatori che vi assistono provengono da tutto il mondo.
A fondarlo fu Gian Carlo Menotti nel 1958. Il festival riesce a mettere d’accordo pubblici diversi: dagli amanti della musica a quelli della danza, passando per opera e teatro.
L’edizione 2025 si è conclusa il 13 luglio con il concerto finale della Budapest Festival Orchestra.
Quando visitare Spoleto?
Anche se la città viene considerata come una tappa imperdibile di un viaggio in Umbria, il periodo migliore per visitarla è da maggio a settembre. Non solo per la presenza di un maggior numero di eventi, ma anche per il clima più piacevole.
Da evitare, naturalmente, il mese di agosto se soffrite il caldo e gennaio se soffrite il freddo. Nonostante questo, chi l’ha visitata almeno una volta, in qualsiasi periodo dell’anno, è pronto ad affermare che nel borgo si respira una quiete senza paragoni.
Qual è il piatto tipico di Spoleto?
Ingredienti semplici e genuini compongono il piatto tipico del borgo umbro: gli strangozzi alla spoletina. Si tratta di una pasta fresca composta da farina e semola di grano duro a cui va aggiunto dell’olio. La pasta lunga viene condita con un semplice sugo di pomodoro.
Il nome “strangozzi” sembra avere origine dalla parola “stringa”, in riferimento alla forma allungata e sottile di questa pasta, che ricorda i lacci in cuoio delle scarpe. Secondo una leggenda risalente al periodo del dominio dello Stato Pontificio, i ribelli anticlericali avrebbero usato proprio questi lacci per strangolare gli ecclesiastici di passaggio. Da qui, il termine “strangozzi” sarebbe nato come un curioso incrocio tra “stringa” e “gozzo”, evocando in modo pittoresco questa storia popolare.
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