Se anche tu, almeno una volta, hai immaginato di cambiare vita partendo da un’idea, non potrai perderti questa miniserie in 10 episodi (circa un’ora e 20 minuti l’uno) che scorrono leggeri e piacevoli su Netflix. La piattaforma è ormai piena di produzioni coreane alle quali il pubblico ha risposto con grande entusiasmo, e anche questa non è da meno se ami il genere e hai voglia di andare oltre il più conosciuto sguardo da presa occidentale.

Non a caso gli utenti Google la giudicano positivamente al 90%, quelli su Rotten Tomatoes con una percentuale di 68%, mentre su IMDb il punteggio è 7,9/10. Qui troverai una storia motivazionale intrisa di sentimento e di sorrisi, che vale la pena guardare anche in assenza di doppiaggio italiano, ma comodamente sottotitolata.

Trasmessa in Corea del Sud su tvN tra il 17 ottobre e il 6 dicembre 2020, è approdata in Italia direttamente su Netflix. Si tratta di “Start-Up”, un k-drama che unisce romance, crescita personale e racconto imprenditoriale.

Scritta da Park Hye-ryun e diretta da Oh Choong-hwan, la miniserie si inserisce come detto nel filone delle storie motivazionali, ma riesce a distinguersi grazie a personaggi credibili e a una narrazione emotivamente stratificata.

La storia vede protagonista Seo Dal-mi (interpretata da Bae Suzy), una giovane donna che sogna di diventare un’imprenditrice di successo nella Silicon Valley coreana, il polo tecnologico immaginario chiamato Sandbox. Il faro che la ispira è Steve Jobs.

Dal-mi non ha grandi mezzi né contatti importanti, ma possiede una determinazione feroce e il desiderio di riscattarsi da un passato familiare difficile. Accanto a lei si muove Nam Do-san (Nam Joo-hyuk), genio matematico e fondatore di una start-up che fatica a decollare, introverso, brillante, ma schiacciato dal peso delle aspettative.

La trama di questa produzione costruisce il suo cuore emotivo proprio sul rapporto tra questi due personaggi, intrecciando ambizione professionale e sentimenti personali. Oltre il racconto amoroso, si tratta di uno spettacolo interessante anche da un punto di vista sociale, parlando in maniera chiara anche di un ecosistema competitivo, dove fallire non è un’eccezione ma una tappa quasi obbligata.

Le riunioni con gli investitori, le presentazioni pubbliche, i pitch improvvisati e le crisi aziendali diventano qui metafore della crescita individuale. Un ruolo fondamentale lo gioca Han Ji-pyeong (Kim Seon-ho), investitore di successo dal carattere cinico e solitario, forse il personaggio più complesso della serie.

Attraverso di lui, “Start-Up” riflette sul concetto di successo raggiunto troppo presto e sul prezzo emotivo che può comportare, oltre a complicare le dinamiche sentimentali. Il suo arco narrativo, fatto di rimpianti, protezione e silenzi, è uno dei più apprezzati dal pubblico.

Dal punto di vista registico, potrai notare quanto lo stile generale risulti luminoso e moderno, al fine di restituire un’immagine ottimista e dinamica della Corea contemporanea. In un buon equilibrio troverai sequenze più romantiche alternate a quelle più tecniche, rendendo accessibile il racconto anche a chi non ha familiarità con il mondo delle start-up e aziendale in generale.

Un aspetto interessante è il valore trasmesso per il quale sbagliare risulta parte integrante del percorso. Il fine è trasmettere il concetto che il vero successo non è solo economico, ma umano, imparando a fidarsi, a collaborare, a riconoscere il proprio valore.

Se cerchi quindi una serie dal titolo poco blasonato ma realmente interessante su Netflix, ecco quindi che troverai qualcosa che riesce a motivare senza essere retorica, emozionare senza forzature e intrattenere senza superficialità.

Una storia utile se anche tu vuoi continuare a sognare, se anche tu hai paura di non farcela e se sta ancora cercando il tuo posto nel mondo. Perché, come insegna questo racconto, ogni inizio è fragile, ma è proprio lì che nasce la possibilità di cambiare tutto.

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