Dietro un’immagine patinata spesso può nascondersi una crepa profonda. Qualcosa che possa essere ricondotto a un segreto nascosto o a una colpa pronta a riemergere. Creata, prodotta e diretta da Daniel Burman, ecco qui una serie televisiva che segna un passaggio storico, è infatti la prima argentina originale di Netflix.
Un primato che non è solo simbolico, ma che si riflette anche nell’ambizione narrativa e visiva del progetto, pensato per raccontare l’Argentina contemporanea attraverso una storia di potere, seduzione e giochi sporchi.
Si intitola “Edha”, approdata in streaming nel 2018, composta da 10 episodi della durata di circa 40 minuti, di cui è stata prodotta una sola stagione. La protagonista è Edha Echeverría, interpretata da Juana Viale, una stilista di successo.
Lei è una donna forte, determinata, abituata a muoversi in un ambiente competitivo e spesso spietato, dominato da uomini influenti e da regole non scritte. Accanto alla sua carriera brillante, però, esiste una vita privata fragile, segnata dal rapporto complesso con il figlio e da un passato che non smette di chiedere il conto.
Il fragile equilibrio della sua esistenza viene sconvolto dall’incontro con Teo, interpretato da Andrés Velencoso, un ragazzo affascinante ma che cerca vendetta, che entra nella vita di Edha come collaboratore e potenziale alleato, ma che nasconde un’agenda personale ben più oscura.
Tra i due si instaura un rapporto fatto di attrazione, diffidenza e giochi di potere, che diventa rapidamente il cuore pulsante della serie. La trama mette in scena il netto contrasto tra lo scintillio patinato delle passerelle e la durezza dei laboratori clandestini dove lavorano operai in stato di disperazione, in uno dei quali ha perso la vita il fratello di Andrés.
Intrecciando così una storia di vendetta, passioni, tradimenti e una lenta ma inesorabile ricerca della verità su tragedie irrisolte del passato. Questa produzione su Netflix utilizza il mondo della moda non solo come sfondo estetico, ma come metafora narrativa.
Le sfilate, gli atelier, i backstage diventano luoghi di tensione, dove nulla è davvero come appare e dove ogni successo comporta compromessi. Soprattutto nel contrasto tra ricchezza ostentata e povertà nascosta.
A livello di genere, con “Edha” troverai un mix di dramma psicologico e thriller, grazie alla progressiva introduzione di un mistero che coinvolge traffici illegali, ricatti e violenze sommerse. Questa stratificazione narrativa mantiene di certo alta la tensione, anche se a tratti la serie sembra più interessata all’atmosfera che alla risoluzione immediata degli enigmi.
Juana Viale regge la serie con un’interpretazione intensa e rispettosa del suo ruolo, restituendo una protagonista complessa, lontana dagli stereotipi. Edha è contraddittoria, a volte egoista, spesso vulnerabile. Ed è proprio questa ambiguità a renderla interessante. Attorno a lei, il cast costruisce un microcosmo credibile, fatto di alleanze instabili e silenzi carichi di significato.
Questa serie su Netflix (54% il gradimento su Google, 50% su Rotten Tomatoes e 4,9/10 su IMDb) non è una serie perfetta né qualcosa di memorabile, è il caso di sottolinearlo, procedendo con un ritmo volutamente dilatato che potrebbe non convincere se cerchi colpi di scena continui.
Tuttavia, si può dire che resta un prodotto che racconta una femminilità adulta, potente e imperfetta, inserendola in un contesto narrativo ricco di contraddizioni e di questioni sociali purtroppo sempre molto attuali.
