L’Italia del 2061 non ha più confini né benzina, ma conserva una specialità tutta sua: il caos organizzato. È da questa visione ironica e un po’ profetica che prende le mosse 2061 – Un anno eccezionale, la commedia distopica diretta da Carlo Vanzina, oggi disponibile su Raiplay. Un futuro grottesco e surreale che esaspera le manie del presente: crisi energetiche, dissoluzione dello Stato, satira di un’Italia che si disfa e poi, come sempre, tenta di ricomporsi.
L’idea di fondo è semplice e irresistibile: l’esaurimento delle scorte di petrolio catapulta il mondo in un nuovo Medioevo tecnologico. L’Italia, frammentata in micro-Stati ispirati al passato pre-unitario – dalla Repubblica Longobarda al Sultanato delle Due Sicilie – diventa lo scenario di una missione folle. Un gruppo di patrioti prova a “riunire” la penisola, tra imprevisti, dialetti e battute fulminanti.
A guidarli è Diego Abatantuono (“Mediterraneo”, “Tutto il mio folle amore”, “Gli amici del bar Margherita”) nel ruolo del “Professore”, affiancato da Emilio Solfrizzi (Luisa Sanfelice, Sei forte maestro, La felicità è un sistema complesso, Amore, bugie e calcetto), Sabrina Impacciatore (“A casa tutti bene”, “Sette donne e un mistero”), Dino Abbrescia, Michele Placido (“Romanzo criminale”, “Padre e figlio”, “7 minuti”) e Massimo Ceccherini: un cast che garantisce ritmo e improvvisazione.
La regia di Vanzina alterna commedia di costume, road-movie e fantapolitica, in un mix di ironia e malinconia. Non mancano gli spunti parodici sul federalismo e sull’identità nazionale, né la consueta leggerezza che caratterizza il cinema dei fratelli Vanzina. Come dichiarò Abatantuono al Corriere della Sera: “Il nostro film è surreale e grottesco. Noi ci scherziamo sopra, ma i segnali sono preoccupanti. Se non ci rimbocchiamo tutti le maniche, la situazione è destinata a degenerare.”
La stampa dell’epoca accolse l’opera con toni contrastanti. Il Giornale apprezzò “il vernacolo tipico di Abatantuono, amante delle storpiature linguistiche, che ravviva non poco il ritmo”, mentre La Stampa mise in evidenza una satira pigra ma sincera, che fotografava con leggerezza un Paese immobile.
Distribuito il 26 ottobre 2007, il film fu accolto al botteghino senza particolari sussulti pur destando curiosità come sempre acade alla presentazione delle opere dei fratelli Vanzina. Negli anni successivi, poi, è diventato un piccolo oggetto di culto televisivo, grazie alla distribuzione sulle piattaforme di film in streaming.
Basta dare un’occhiata alle recensioni e ai commenti per averne conferma. E così, se su IMDb la pellicola mantiene un punteggio medio, gli utenti Google gli attribuiscono un gradimento superiore al 70%.
Su Raiplay, dove è oggi riproposto, registra buoni riscontri grazie alla curiosità del pubblico verso le commedie italiane “d’anticipazione”.
La forza di 2061 – Un anno eccezionale sta nella sua leggerezza disincantata: una satira che guarda all’Italia del futuro per parlare dell’Italia di oggi, tra slogan, paradossi e sogni infranti. L’ambientazione post-apocalittica è solo un pretesto per mettere in scena i vizi nazionali: l’improvvisazione, la furbizia, il provincialismo e, in fondo, quella capacità tutta italiana di arrangiarsi anche tra le macerie.
Forse non sarà un film memorabile, ma resta comunque un tentativo apprezzabile di raccontare un’Italia immaginaria con spirito popolare e visionario insieme con una forma, anzi una doppia firma, che è garanzia di risate e divertimento. E, perché no, anche di qualche amara riflessione. Perché, come spesso accade, il vero paradosso è che il domani inventato dai Vanzina somiglia fin troppo al nostro presente.
