Cosa si prova a sentirsi spettatore della propria vita? E’ la sensazione che si vive guardando questo straordinario film d’autore che stasera stessa puoi selezionare su Raiplay.

Paolo Mereghetti sul Corriere della Sera l’ha definito “l’ennesima dimostrazione dell’intelligenza cinematografica di Woody Allen, della sua idea di cinema come divertimento, come piacere, come gioco ma anche come riflessione e nostalgia”.

La firma è già garanzia di successo:  Woody Allen, (“Un giorno di pioggia a New York“Misterioso omicidio a Manhattan”) racconta la strana sensazione di essere immerso in un festival mentre lo si sta vivendo davvero, un pastiche romantico sotto il peso dell’inquietudine esistenziale.

Rifkin’s Festival è incentrato sulla figura di Mort Rifkin (Wallace Shawn), un critico cinematografico e accademico ipocondriaco, che accompagna la moglie Sue (Gina Gershon) al Festival di San Sebastián. Innamoramenti imprevisti e fantasie cinematografiche prendono il sopravvento quando Mort si scopre geloso del giovane regista francese Philippe e affascinato dalla dottoressa Jo, mentre le sue nevrosi si trasformano in sogni omaggio ai grandi maestri del cinema.

Il cast è un piccolo gioiello: Wallace Shawn, con la sua figura esile e nervosa, è il perfetto anti-eroe frustrato; Gina Gershon (“I crimini di Emily”, “Insider – Dietro la verità”). è la moglie ambiziosa; Louis Garrel , (“Piccole donne”, “Forever Young – Les Amandiers, L’ombra di Caravaggio””) veste i panni del regista seducente; Elena Anaya, in un ruolo più introspettivo, illumina i momenti di tenerezza; e Christoph Waltz compare in un bizzarro cameo nei sogni come Morte che gioca una partita metaforica a scacchi. Girato tra Stati Uniti, Spagna e Italia, con la fotografia elegante di Vittorio Storaro, il film ha aperto ufficialmente il Festival di San Sebastián nel 2020.

Qualche numero: l’opera disponibile su Raiplay ha incassato circa 2,3 milioni di dollari in tutto il mondo. La critica si è abbastanza divisa, come spesso accade quando di mezzo c’è l’istrionico Woody Allen: su Rotten Tomatoes ottiene un timido 41%, che sale al 56% di gradimento su Google per arrivare fino al 6,1/10 su IMDb.

Alcuni giudizi colpiscono per eleganza e ironia: The Guardian parla di “una commedia fragile sull’angoscia coniugale, ambientata in un contesto glamour”, ancora una volta nel classico territorio di Woody Allen. The New York Times lo paragona alla sorpresa di trovare un dolcetto inaspettato: “non sostanzioso, ma sufficientemente dolce da ricordare i bei tempi”.

Guardare Rifkin’s Festival su Raiplay significa intraprendere un piccolo viaggio nostalgico nel cinema e in se stessi. Mort riflette su amore, arte e fallimento in un contesto visivamente bellissimo, costeggiando un lungomare, tra feste e festival, mentre i suoi sogni  omaggiano Bergman, Fellini, Godard, Buñuel come mini patchworks d’autore.

Woody Allen restituisce un’opera che, come nel suo stile, riesce sempre a strappare un sorriso malinconico e un sospiro. È come ritrovarsi a chiacchierare con un vecchio amico sempre leggermente sconclusionato, ma capace di citazioni cinematografiche irresistibili. Forse non è un capolavoro, ma sicuramente un piccolo divertissement affettuoso che si finisce per apprezzare profondamente per quella cupa ironia che solo un grande maestro del cinema internazionale riesce a esprimere in maniera così coinvolgente.