C’è l’orfana geniale che trova nel silenzio della mente la sua rivincita sul mondo maschile; la truffatrice che inventa se stessa in un’epoca ossessionata dall’apparenza; e la moglie perfetta costretta a scoprire che la verità può distruggere più di una menzogna.
Su Netflix ci sono tre miniserie, uscite qualche anno fa, che non solo raccontano il talento e l’ambizione, ma anche la fragilità, il desiderio di riconoscimento e il prezzo che si paga per essere se stessi. Storie assolutamente da recuperare: ritratti femminili che, pur lontanissimi, si sfiorano in un’unica domanda: quanto siamo disposti a sacrificare per il successo o per la verità?
“La regina degli scacchi” (2020)
Basata sul romanzo di Walter Tevis e diretta da Scott Frank, La regina degli scacchi ha infranto ogni record: pochi giorni dopo l’uscita è entrata tra i titoli più visti su Netflix in numerosi Paesi e, con oltre 62 milioni di utenze raggiunte nei primi 28 giorni, è diventata la miniserie con sceneggiatura adattata più vista nella storia della piattaforma.
Anya Taylor-Joy, nei panni della fragile e magnetica Beth Harmon, costruisce un personaggio che rimane impresso come pochi: una bambina orfana che trasforma la dipendenza dai sedativi in ossessione per gli scacchi, in un’epoca in cui quel mondo era tutto al maschile.
Il merito del successo non è solo nella sceneggiatura, ma nella regia precisa e visionaria, nella fotografia dal gusto rétro e nella colonna sonora che accompagna la tensione mentale delle partite.
Una storia che, come una partita perfetta, ti avvolge mossa dopo mossa fino al silenzio finale. Su Netflix, “La regina degli scacchi” resta un piccolo capolavoro da recuperare assolutamente, anche per chi non ha mai toccato una scacchiera.
“Inventing Anna” (2022)
Dietro il volto impeccabile di Julia Garner si nasconde la più grande bugia della New York contemporanea. Creata da Shonda Rhimes, Inventing Anna racconta la vera storia di Anna Sorokin, che con il nome di Anna Delvey si spacciava per ereditiera tedesca truffando banche e milionari.
Rhimes trasforma una vicenda criminale in un affascinante ritratto di una donna che reinventa se stessa, spingendoci a interrogarci sui confini tra ambizione e inganno.
Accanto alla protagonista, Anna Chlumsky interpreta la giornalista Vivian Kent, specchio morale e ossessivo della storia, determinata a scoprire chi sia davvero Anna. La regia alterna ritmo da thriller giudiziario e analisi psicologica, lasciandoti spesso sospeso tra condanna e comprensione.
Criticata da alcuni per la sua empatia verso una truffatrice, la serie ha però conquistato pubblico e critica, diventando la miniserie in lingua inglese più vista di Netflix nella settimana d’esordio. Guardarla oggi significa riflettere su quanto la nostra società premi l’apparenza più della verità.
“Anatomia di uno scandalo” (2022)
Diretta da S.J. Clarkson e tratta dal romanzo di Sarah Vaughan, questa produzione britannica scava nella fragilità della rispettabilità pubblica. Sienna Miller, Rupert Friend e Michelle Dockery danno vita a un raffinato legal thriller in cui nessuno è davvero innocente.
Dietro i toni eleganti di Westminster si cela un dramma privato che diventa politico: un deputato accusato di stupro, una moglie che scopre di non conoscere più l’uomo accanto a sé, una procuratrice decisa a far emergere la verità. La serie, in sei episodi, si distingue per la costruzione narrativa impeccabile e per l’atmosfera carica di tensione psicologica.
Su Netflix, “Anatomia di uno scandalo” è una riflessione lucida sul potere e sulla manipolazione, un racconto dove il confine tra colpevolezza e redenzione si fa sempre più labile.
Perché vederle oggi
Tre produzioni, tre stili, tre modi di raccontare l’identità femminile. Dalla mente geniale di Beth Harmon alla spregiudicatezza di Anna Delvey, fino alla dignità ferita di Sophie Whitehouse, queste serie offrono uno specchio delle contraddizioni del nostro tempo.
Sono storie di controllo e vulnerabilità, di illusione e verità, di potere e riscatto. E su Netflix trovano il loro spazio ideale: quello che permette di guardare dentro l’animo umano, senza sconti.
