Dal mito alla cenere, su Netflix tre miniserie thriller nordiche che conquistano tra mitologia, mistero e paesaggi mozzafiato.

Chi l’avrebbe mai detto che i cieli grigi del Nord Europa e i silenzi dei fiordi potessero conquistare il pubblico globale? Eppure è quello che sta succedendo: le miniserie nordic noir su Netflix stanno letteralmente appassionando il mondo.

Forse perché raccontano storie in cui il confine tra bene e male è sempre sfumato, forse perché hanno quella lentezza ipnotica che ti trascina dentro atmosfere sospese, dove ogni sguardo e ogni silenzio nascondono segreti. O forse perché parlano di temi universali – l’identità, la colpa, il potere – con uno stile glaciale e poetico allo stesso tempo. Il risultato?

Serie che non si limitano a intrattenere, ma che ti restano dentro, proprio come il vento freddo di una mattina norvegese come ad esempio questa saga fantasy nordica su Netflix che ha stregato chiunque ami i miti antichi riletti in chiave moderna: Ragnarok. Uscita nel 2020 e prodotta da SAM Productions, è una serie che prende gli dei norreni e li porta tra i banchi di scuola, trasformando il cambiamento climatico in una battaglia epica tra divinità e giganti. Il protagonista Magne, un ragazzo apparentemente normale, scopre di avere i poteri di Thor: un fardello, più che un dono, perché significa crescere all’improvviso e confrontarsi con responsabilità più grandi di lui.

Attorno a lui, una piccola cittadina norvegese – Edda – diventa teatro di scontri tra famiglie di giganti in incognito, drammi adolescenziali e interrogativi su cosa significhi davvero essere un eroe. La forza di Ragnarok non sta solo nei fulmini evocati da Thor, ma nel modo in cui intreccia mito e quotidianità, con la fotografia che esalta paesaggi mozzafiato e una tensione costante tra fantasy e denuncia ambientale.

Ma il fascino nordico di Netflix non finisce qui. C’è un’altra serie che si muove su registri completamente diversi, eppure mantiene la stessa capacità di catturare lo spettatore: Equinox. Miniserie danese del 2020, scritta da Tea Lindeburg e ispirata al podcast “Equinox 1985”, è un viaggio inquietante tra passato e presente, tra realtà e leggende. In sei episodi carichi di simbolismo, seguiamo Astrid, che da bambina ha vissuto la misteriosa scomparsa della sorella e di tutta la sua classe scolastica. Vent’anni dopo, una telefonata riapre la ferita e la trascina in un’indagine ossessiva, fatta di sogni, visioni e rivelazioni che intrecciano mitologia nordica e dolore personale.

Qui la tensione non nasce da grandi effetti speciali, ma da dettagli impercettibili: un’inquadratura lenta, un silenzio che pesa, un paesaggio nebbioso che diventa specchio della mente della protagonista.

E poi c’è l’Islanda, con Katla, una produzione del 2021 creata da Baltasar Kormákur (quello di “Everest”) e Sigurjón Kjartansson. Qui il protagonista silenzioso è un vulcano, il Katla, che erutta senza tregua e copre di cenere un villaggio isolato. In mezzo a quella cenere, una donna emerge dal ghiaccio: è identica a una ragazza scomparsa vent’anni prima. Da quel momento, iniziano apparizioni misteriose, “ritorni” impossibili che costringono gli abitanti a fare i conti con perdite mai elaborate e segreti sepolti. Katla è lenta, contemplativa, a tratti quasi meditativa. Ma è anche una serie visivamente mozzafiato: sabbie nere, ghiacciai fumanti, cieli bassi che sembrano toccare la terra. Rotten Tomatoes la premia con un 100%, IMDb le assegna un 7 su 10: chi l’ha amata parla di “fantascienza intima”, vicina a Dark e The OA, chi l’ha criticata lamenta la lentezza e i dialoghi monocordi.

Tre serie, tre anime diverse: il fantasy adolescenziale di Ragnarok, il thriller psicologico di Equinox e la fantascienza sospesa di Katla. Cosa le lega? Una scrittura che osa sottrarre invece che spiegare, paesaggi che diventano simboli e una costante: ti trascinano in mondi lontani ma incredibilmente vicini.

Le recensioni internazionali concordano: queste storie non sono perfette, ma sono autentiche. Google segnala un gradimento medio attorno al 70-80%, Rotten Tomatoes applaude la qualità, IMDb fotografa un consenso solido ma non unanime. Il che, paradossalmente, è un pregio: sono serie che dividono, che non lasciano indifferenti.

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