Tra i titoli in streaming su Netflix che fanno riflettere e divertire allo stesso tempo, eccoti una commedia che forse avrai dimenticato o non hai mai ancora visto, e che propone una riflessione sul mondo dei media e sulle sue trasformazioni.
Una donna, sicura di sé e del suo successo, un tracollo professionale, una scorciatoia per risalire a galla e poi un inaspettato incontro che cambia le prospettive. A vestire i panni della protagonista il premio Oscar Emma Thompson, accanto alla quale spiccano Mindy Kaling e John Lithgow.
Si intitola “E poi c’è Katherine” (“Late Night” nella versione originale), presentata al Sundance Film Festival nel 2019, diretta da Nisha Ganatra, commedia brillante che mescola satira e riflessione sul mondo dello spettacolo televisivo, un racconto che mette al centro il tema del cambiamento all’interno di un sistema consolidato.
Al centro della trama c’è Katherine Newberry, volto storico della televisione americana e presenza iconica alla guida di un talk-show serale che conduce da oltre trent’anni. Abituata al successo e poco incline a rimettersi in discussione, gestisce il suo team di autori con distacco e autorità, mantenendo un rapporto quasi inesistente con loro, tutti uomini.
Ma l’equilibrio si incrina quando gli ascolti iniziano a calare e le critiche si fanno sempre più insistenti: Katherine viene accusata di essere distante, elitista e persino ostile nei confronti delle donne. Con il rischio concreto di essere sostituita, è costretta a reagire e a rinnovare uno show che ormai sembra fuori dal tempo.
In questo contesto entra in scena Molly Patel, giovane di origini indiane senza esperienza nel settore, assunta quasi per caso come segnale di cambiamento. Cresciuta ammirando Katherine, la ragazza si ritrova improvvisamente a lavorare accanto al suo mito, portando con sé uno sguardo nuovo, ingenuo ma determinato.
Il loro incontro quindi mette in moto un confronto generazionale e umano. Da un lato una professionista affermata che fatica ad accettare il cambiamento, dall’altro una ragazza che crede ancora nel valore delle idee e nella possibilità di reinventarsi.
Tra scontri, incomprensioni e piccoli passi avanti, il rapporto tra le due diventa il motore di una trasformazione che riguarda non solo lo show, ma anche chi lo conduce. Le differenze tra le due donne emergono in ogni scena. Tuttavia, proprio questo contrasto diventa il motore della narrazione.
Il film costruisce inoltre una riflessione sul mondo della televisione, ne mostra i meccanismi interni, le dinamiche di potere e le difficoltà nel rinnovarsi. Da notare quanto la scrittura di Mindy Kaling, che firma anche la sceneggiatura, utilizzi l’ironia per affrontare i diversi temi sempre attuali.
Si tratta di una commedia su Netflix decisamente leggera, che potrebbe in un certo qual modo ricordare il ben più famoso “Il diavolo veste Prada”. Il ritmo è sostenuto, i dialoghi sono centrali, mentre la narrazione procede senza particolari deviazioni, mantenendo un tono costante tra commedia e dramma.
Le interpretazioni rappresentano decisamente un plus. Emma Thompson, candidata a un Golden Globe per quest’opera e ampiamente apprezzata in pellicole come “Quel che resta del giorno” o “Ragione e sentimento“, costruisce un personaggio complesso, capace di alternare durezza e vulnerabilità. Mindy Kaling offre invece una performance più spontanea, che bilancia il rigore della protagonista.
“E poi c’è Katherine”, in conclusione, è una riflessione leggera ma non banale sul fatto che anche le figure più consolidate debbano confrontarsi con nuove prospettive e che il successo passato non garantisce il futuro, mentre è la capacità di ascoltare a diventare fondamentale.
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