Le storie vere non hanno bisogno di protagonisti perfetti. Spesso bastano persone normali che, in un momento preciso, decidono di non restare ferme. Non sanno ancora quali conseguenze avrà quella scelta e non possiedono sempre gli strumenti giusti. Agiscono perché sentono di non poter fare diversamente.
Su Netflix, questi film portano il coraggio fuori dai luoghi tradizionali dell’eroismo. Può nascere tra giovani inesperti che acquistano una nave, dentro un vagone ferroviario durante un attentato o sulla costa della Sardegna, dove un pastore rifiuta di vendere la terra sulla quale ha costruito la propria esistenza.
In “23.000 vite” tutto comincia a Berlino, lontano dal Mediterraneo. Lukas, interpretato da Louis Hofmann, e un gruppo di amici non vogliono più limitarsi a guardare le immagini dei naufragi. Raccolgono fondi, acquistano un vecchio peschereccio e lo trasformano nella nave di soccorso Iuventa.
L’entusiasmo iniziale si scontra presto con la realtà. I protagonisti devono imparare a navigare, organizzare gli interventi e prendere decisioni in pochi secondi davanti a gommoni sovraccarichi e persone finite in acqua. Lukas scopre che aiutare non significa soltanto seguire un impulso generoso: vuol dire assumersi responsabilità enormi e convivere con la paura di sbagliare.
La vicenda si complica quando la nave viene sequestrata e alcuni soccorritori finiscono coinvolti in un’inchiesta giudiziaria. Chi era partito per salvare vite deve difendere anche il senso delle proprie azioni, mentre il confine tra solidarietà, legge e responsabilità politica diventa sempre più difficile da attraversare.
Il tempo per riflettere scompare del tutto in “Ore 15:17 – Attacco al treno”. Clint Eastwood ricostruisce il viaggio europeo di Spencer Stone, Anthony Sadler e Alek Skarlatos, tre amici americani che interpretano sé stessi.

Il 21 agosto 2015 salgono sul treno diretto a Parigi. Quando un uomo armato entra nel vagone, Spencer, Anthony e Alek non hanno un piano. Reagiscono d’istinto, affrontano l’attentatore e riescono a fermarlo prima che possa compiere una strage.
Il film dedica molto spazio alla loro amicizia e alle vite precedenti a quel momento. Non cerca di presentarli come uomini destinati all’eroismo, ma come persone che si trovano improvvisamente davanti a una scelta dalla quale dipende la sicurezza di decine di passeggeri.
Non servono armi né una situazione estrema per entrare in conflitto con qualcosa di più grande. In “La vita va così” un pastore sardo deve decidere se cedere la propria terra a chi vuole costruire un grande resort sulla costa.

Il film di Riccardo Milani, ispirato alla vicenda di Ovidio Marras, racconta un uomo legato a quel paesaggio non per nostalgia, ma perché lo considera parte della propria identità. Diego Abatantuono interpreta il protagonista, circondato da personaggi a cui danno volto Virginia Raffaele, Aldo Baglio e Geppi Cucciari.
Le pressioni aumentano, le offerte diventano più convenienti e il progetto viene presentato come un’occasione di sviluppo per tutto il territorio. Il suo rifiuto appare allora incomprensibile a molti. Eppure quell’uomo continua a dire di no, costringendo imprese, amministratori e persone a lui vicine a misurarsi con qualcosa che il denaro non riesce a comprare.
