In una società governata dall’apparenza ciò che conta è quello che si mostra della propria vita. In una videocrazia la chiave del potere è l’immagine. E lo spiega bene questo docufilm su Netflix che, a distanza di oltre quindici anni dalla sua uscita, torna disponibile in streaming confermandosi un’opera ancora sorprendentemente attuale.

Cerca sul catalogo della piattaforma statunitense un titolo che ha fatto molto discutere, diretto da Erik Gandini: “Videocracy – Basta apparire”, prodotto in Svezia dove il regista vive e presentato in anteprima alla 65° edizione del Festival del Cinema di Venezia.

Quest’opera si impone come una riflessione lucida e anticipatrice sul rapporto tra media, potere e costruzione dell’immaginario collettivo, raccontando un’Italia profondamente segnata dalla televisione commerciale.

Il film si sviluppa come un viaggio dentro il sistema mediatico italiano, concentrandosi in particolare sull’influenza esercitata dalle reti legate a Silvio Berlusconi. Presenti nella visione diversi volti noti del mondo televisivo e del gossip, da Lele Mora a Fabrizio Corona, da Simona Ventura a Paolo Bonolis. Gandini non costruisce un’inchiesta tradizionale.

Non ci sono interviste frontali o spiegazioni didascaliche. Il racconto si affida a immagini, situazioni e personaggi che incarnano il modello culturale dominante. Ed è proprio questa scelta a rendere il documentario incisivo.

Al centro della narrazione emergono figure emblematiche: aspiranti celebrità, produttori televisivi, spettatori tutti accomunati da un obiettivo, ovvero apparire. La televisione non è più solo intrattenimento, diventa un sistema di valori, un modello aspirazionale. Il successo si misura in visibilità. La notorietà diventa fine ultimo.

Gandini osserva questo fenomeno senza filtri, lasciando che siano le immagini a parlare. La struttura è volutamente frammentata. Le storie si intrecciano senza una gerarchia rigida, restituendo la sensazione di un flusso continuo. Un bombardamento visivo che riflette la realtà televisiva stessa.

Sarai così immerso in un universo in cui il confine tra realtà e rappresentazione si dissolve progressivamente. In questo film italiano su Netflix, giudicata con un 67% di recensioni positive su Rotten Tomatoes e un 6,5 su 10 su IMDb, la macchina da presa si muove tra backstage, set televisivi e contesti privati, con il regista che entra negli ambienti, osserva, registra, lascia emergere contraddizioni.

Il risultato è un ritratto crudo, a tratti disturbante, ma sempre coerente. Il tema centrale è, come avrai capito, il potere delle immagini. Gandini mostra come la televisione possa influenzare comportamenti, desideri e percezioni.

Il documentario suggerisce che il controllo dei media equivale a una forma di potere culturale e politico. Un’intuizione che, a distanza di anni, appare ancora più evidente nell’era dei social network. Un altro elemento rilevante è la dimensione anticipatrice dell’opera.

“Videocracy” oltre a descrivere un fenomeno ne coglie le implicazioni future. Il culto dell’immagine, la ricerca di visibilità, la spettacolarizzazione della vita quotidiana sono temi oggi più attuali che mai. E in questo senso, il documentario si rivela profetico. Si tratta quindi di un documentario potente e ancora necessario proprio per l’attualità dei temi trattati.

Un’opera che invita a riflettere sul ruolo dei media nella costruzione della realtà. Il suo ritorno su Netflix rappresenta un’occasione per rivedere un lavoro che, più che raccontare il passato, continua a interrogare il presente.

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