Se hai voglia di un thriller noir su Netflix costruito su atmosfere dense, jazz, strade notturne e una grande cospirazione da svelare, ci sono film che chiedono un po’ di pazienza ma restituiscono in cambio un universo cinematografico ricco di dettagli.
“Motherless Brooklyn – I segreti di una città” appartiene proprio a questa categoria: un’indagine ambientata nella New York degli anni ’50, dove il mistero di un omicidio diventa progressivamente una storia di potere, corruzione e marginalizzazione.
Diretto, scritto, prodotto e interpretato da Edward Norton, il film è arrivato nelle sale italiane il 7 novembre 2019 ed è prodotto da Class 5 Films e MWM Studios, con distribuzione di Warner Bros. Pictures. È inoltre il secondo lungometraggio diretto da Norton dopo “Tentazioni d’amore”, uscito nel 2000, segnando il suo ritorno dietro la macchina da presa a 19 anni di distanza.
Al centro della storia c’è Lionel Essrog, un detective privato che lavora insieme a Gilbert Coney, Danny Fantl e Tony Vermonte all’interno di un’agenzia investigativa. I quattro devono molto al loro capo, Frank Minna, con il volto di Bruce Willis, un uomo dal passato misterioso che, quando erano bambini, li aveva salvati da un orfanotrofio particolarmente violento. È proprio quell’istituto ad aver dato origine al soprannome “Motherless Brooklyn”.
L’equilibrio del gruppo viene sconvolto quando Minna rimane coinvolto in una vicenda pericolosa. La sua morte spinge Lionel a indagare autonomamente per scoprire cosa sia realmente accaduto. Quella che all’inizio sembra un’indagine relativamente circoscritta si trasforma progressivamente in qualcosa di molto più grande.
Nel percorso incontra Laura Rose, una giovane attivista interpretata da Gugu Mbatha-Raw, e il potente Moses Randolph, portato sullo schermo da Alec Baldwin, di cui The Guardian ha sottolineato la forza della sua interpretazione, definendola uno degli aspetti più memorabili del film.
Gli indizi conducono il detective dai locali jazz di Harlem ai quartieri più poveri di Brooklyn, fino agli ambienti dell’élite politica ed economica della città. Dietro la morte di Frank sembra nascondersi qualcosa di molto più grande di un regolamento di conti. Lionel deve quindi muoversi in una città dove il potere è concentrato nelle mani di pochi e dove gli interessi immobiliari, la politica e la corruzione sembrano intrecciarsi in modo sempre più pericoloso.
La sceneggiatura di Norton prende il romanzo “Motherless Brooklyn” di Jonathan Lethem e ne modifica profondamente l’ambientazione. Nel libro la vicenda è collocata negli anni Novanta, mentre il film viene spostato nella New York degli anni Cinquanta. Una scelta fondamentale per l’identità dell’opera, perché permette a Norton di costruire un vero film noir d’epoca.
Il personaggio di Lionel Essrog è uno degli elementi più particolari del film. Il detective convive con la sindrome di Tourette, rappresentata attraverso tic vocali e motori che accompagnano il personaggio durante tutta l’indagine. Ma la sua condizione non viene utilizzata soltanto come caratteristica distintiva, diventa parte della costruzione psicologica di un uomo che ha imparato a convivere con una percezione di sé e del mondo profondamente irregolare.
La fotografia di Dick Pope, già candidato all’Oscar per Mr. Turner e L’illusionista, contribuisce a creare questa dimensione visiva. Ne scaturisce un noir che guarda dichiaratamente alla tradizione del detective movie americano, ma cerca contemporaneamente di utilizzarla per parlare di temi più ampi come razzismo, speculazione urbana, disuguaglianze e concentrazione del potere.
Il problema è che tanta ambizione rischia talvolta di appesantire il racconto. Con una durata di 144 minuti, il film procede attraverso numerosi personaggi, sottotrame e rivelazioni. L’accoglienza critica è stata complessivamente positiva ma non entusiastica.
Su Rotten Tomatoes, il film registra attualmente il 65% di recensioni positive della critica su 219 recensioni e l’80% del pubblico sulla base di oltre 2.500 valutazioni verificate. Il consenso della critica riconosce soprattutto le interpretazioni e la prospettiva originale, pur evidenziando la necessità di pazienza richiesta dalla durata. Su IMDb, invece, ha una valutazione di 6,8/10, calcolata su circa 66 mila voti. Anche il The Guardian ha assegnato al film 3 stelle su 5, definendolo un’opera rispettabile ma impegnativa. Il giudizio complessivo restituisce quindi un film imperfetto ma interessante.
Tra i film di Edward Norton, questo rappresenta soprattutto un progetto personale e ambizioso, nato da un interesse coltivato per anni verso il romanzo di Lethem. Norton aveva infatti individuato il potenziale cinematografico della storia già nel 1999, arrivando infine a portarla sul grande schermo dopo un lungo percorso produttivo.
Questo titolo resta dunque una visione consigliata soprattutto a chi cerca un thriller investigativo su Netflix lontano dai ritmi frenetici, disposto a lasciarsi conquistare dall’atmosfera e da una storia nella quale il vero mistero non riguarda soltanto chi ha commesso un omicidio, ma il modo in cui una città può essere trasformata dagli interessi di chi la governa.
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