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Home » Stasera in TV » Netflix » Film

Su Netflix il thriller più inquietante da recuperare se ami le storie vere

30 Marzo 2026di Lino Sorrentini
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Ivana Baquero
Ivana Baquero

A volte la scelta più difficile non è trovare qualcosa da vedere su Netflix. È capire se hai voglia di un film che ti intrattenga oppure di una storia capace di lasciarti addosso un piccolo disagio anche dopo i titoli di coda. Perché i thriller ispirati a fatti reali funzionano così: non ti spaventano soltanto mentre li guardi, ti inseguono dopo, quando realizzi che quello che hai visto non nasce dalla fantasia ma da una verità deformata dal desiderio, dalla menzogna e dalla violenza.

Se stasera cerchi proprio questo, un film cupo, teso, insinuante, che non punti tutto sull’effetto ma sul veleno lento della manipolazione, allora c’è un titolo che merita di essere recuperato. Non ha il rumore dei thriller più appariscenti, ma ha qualcosa di più sottile: trasforma la normalità in sospetto, il volto dell’amore in una maschera, la cronaca in una ferita narrativa che continua a pulsare.

Il titolo è “La vedova nera”, in originale “A Widow’s Game”, film spagnolo del 2025 diretto da Carlos Sedes, prodotto da Bambú Producciones e distribuito globalmente da Netflix dal 30 maggio 2025. La piattaforma lo presenta come un thriller basato su eventi reali in cui l’indagine sulla morte di un uomo finisce per frantumare l’immagine impeccabile della sua vedova, rivelando una doppia esistenza inattesa. Dietro il film ci sono anche alcuni dei nomi creativi già legati a The Asunta Case, altro tassello importante del true crime spagnolo recente.

La storia prende forma nel quartiere di Patraix, a Valencia, dove un uomo viene trovato assassinato nel garage del suo palazzo. Da quel momento il film segue il lavoro degli investigatori, ma soprattutto il lento sgretolarsi di una figura femminile che all’inizio appare fragile, composta, quasi intoccabile. La giovane vedova Maje diventa il centro magnetico del racconto: non soltanto come possibile sospettata, ma come presenza ambigua, mai del tutto leggibile, capace di attirare e respingere lo sguardo. È qui che “La vedova nera” trova la sua vera forza: non nel semplice meccanismo del giallo, ma nella tossicità emotiva che lascia affiorare scena dopo scena.

Il caso reale da cui il film prende spunto è quello della cosiddetta vedova nera di Patraix, esploso in Spagna nel 2017. Secondo Tudum, la vicenda coinvolse María Jesús Moreno, il marito Antonio Navarro, ucciso a coltellate, e Salvador Rodrigo. È questo legame con la cronaca a rendere il film più disturbante del previsto: non si tratta di una costruzione astratta, ma di una storia realmente accaduta, già abbastanza oscura da non avere bisogno di grandi forzature narrative. E quando il cinema decide di non sovraccaricare una materia del genere, la tensione finisce per diventare ancora più densa.

A dare consistenza a tutto questo è un cast molto ben calibrato. Ivana Baquero, già ricordata per Il labirinto del fauno, costruisce una Maje sfuggente, gelida, quasi impalpabile, senza mai cedere alla caricatura della femme fatale. Carmen Machi, volto amatissimo del cinema e della televisione spagnola, porta invece nella parte dell’ispettrice una presenza concreta, ferma, terrena, che ancora il racconto alla fatica del lavoro investigativo. Accanto a loro, Tristán Ulloa aggiunge un’energia instabile, emotivamente irregolare, che contribuisce a sporcare il quadro morale della vicenda. La tensione migliore del film nasce proprio da questo triangolo di interpretazioni: nessuno urla troppo, ma tutti lasciano una traccia.

Dal punto di vista stilistico, Carlos Sedes sceglie una regia più fredda che spettacolare. La macchina narrativa avanza con ordine, senza indulgere troppo nel gusto torbido che il materiale di partenza potrebbe suggerire. La fotografia di Daniel Sosa contribuisce a costruire un’atmosfera smorzata, quasi trattenuta, mentre la scrittura preferisce l’erosione lenta delle certezze all’accumulo di colpi di scena. È una scelta che può dividere: chi cerca il thriller più esplosivo potrebbe desiderare maggiore ferocia, mentre chi apprezza il crime psicologico più controllato troverà qui un tono coerente e in diversi momenti persino efficace.

Anche la ricezione conferma questa natura ambivalente. Sul versante del pubblico, il film ha avuto un impatto notevole: Tudum riporta che nella settimana del 2 giugno 2025 è rimasto al numero uno globale tra i film non in lingua inglese su Netflix, con 16,6 milioni di visualizzazioni e presenza nella Top 10 di 91 Paesi. Sul piano critico, però, le valutazioni sono state più fredde.

El Confidencial ha sottolineato il buon uso del suono, la struttura narrativa e il lavoro degli attori, definendolo un true crime dal ritmo coinvolgente. Decider, invece, lo ha giudicato tecnicamente professionale ma meno incisivo sul piano della sceneggiatura. Quanto ai punteggi, su IMDb il film si colloca intorno al 6,2 su 10, mentre su Rotten Tomatoes mostra un 46% di gradimento della critica e un 58% del pubblico.

Ed è forse proprio in questa imperfezione che “La vedova nera” trova il suo spazio migliore. Non è un capolavoro assoluto, non reinventa il true crime, non cambia il destino del genere. Però ha una qualità che conta molto quando si cerca qualcosa da vedere su Netflix senza finire nel già visto: sa essere viscido, insinuante, moralmente sporco.

Sa ricordare che il male, spesso, non ha bisogno di travestirsi da eccezione. Gli basta restare fermo dietro un volto tranquillo, dentro un matrimonio normale, in una vita che da fuori sembra persino banale. E allora sì, per chi ama le storie vere e i thriller che non si limitano a intrattenere, questo è davvero un titolo da recuperare stasera.

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