Sei pronto a rivivere tutta la bellezza nostalgica del pop anni Novanta anche se non sei per forza un Millenial? Vuoi godere di una serie che in circa tre ore ti porterà nella vita e nel dietro le quinte della boy band iconica che ha cambiato il modo di fare musica nel decennio d’oro dell’azienda discografica britannica?
Se hai l’abbonamento a Netflix cerca “Take That”, un titolo semplice e conciso che racchiude tutta la storia senza filtri dei cinque ragazzi che, partiti dalla periferia inglese, hanno conquistato il mondo in tempi brevissimi.
Seguirai Gary Barlow, Howard Donald, Mark Owen, Jason Orange e Robbie Williams nella docuserie in tre episodi che vuole essere un vero e proprio viaggio immersivo nella storia di una delle band più rappresentative del pop britannico degli anni ’90.
Attraverso circa tre ore di materiali d’archivio inediti e interviste esclusive, la miniserie ricostruisce un percorso artistico e umano segnato da successi straordinari, crisi profonde e una reunion capace di ridefinire il loro posto nella musica contemporanea.
Si parte dall’ascesa iniziale, raccontata con ritmo e precisione. Le immagini di repertorio, catturate fin dai primissimi concerti in club privati e feste scolastiche, restituiscono l’energia di un’epoca dominata da fanbase appassionate e dinamiche mediatiche intense. Il gruppo emerge come fenomeno culturale prima ancora che musicale. Il successo è rapido, tremendamente travolgente. Ma proprio questa accelerazione contiene i semi della crisi.
La seconda fase, dedicata alla caduta, rappresenta il momento più intenso del racconto. Le tensioni interne, la pressione dell’industria e le difficoltà personali dei membri vengono affrontate senza eccessivi filtri. Il documentario evita una narrazione puramente positiva. Mostra le fragilità, le fratture. Le conseguenze interiori drammatiche di una fama gestita in giovane età. Con lo scioglimento del gruppo, prima in seguito all’uscita di Robbie, poi di Jason.
La parte finale si concentra invece sulla reunion. E qui il tono cambia. Non si tratta solo di un ritorno commerciale, ma di un tentativo di riconciliazione umana. Il gruppo si ricostruisce nella formazione originaria su basi diverse. Più mature, più consapevoli.
Le immagini mostrano un’evoluzione evidente. I protagonisti non sono più gli stessi. Il tempo ha modificato equilibri e priorità. E, se ormai i Take That funzionano solo come trio, con Orange ritiratosi a vita privata e Williams forte della sua brillante carriera solista, il tutto è avvenuto in tono amichevole con tutte le tensioni del passato ormai appianate.
Impressionante notare quanto materiale d’archivio sia stato prodotto fin dai primi passi della band. Queste immagini preziosissime sono parte integrante della narrazione e ti permettono di immergerti in un decennio ancora vivo nella memoria collettiva.
Poi ci sono le interviste che, invece, offrono uno sguardo retrospettivo. I membri riflettono su ciò che è stato. E proprio questo doppio livello temporale arricchisce il racconto. La miniserie su Netflix e pubblicata a gennaio 2026 si distingue anche per il modo in cui affronta il rapporto con il pubblico.
Il fenomeno fan viene rappresentato con attenzione. L’interazione tra artisti e seguaci diventa parte della storia. Un legame che resiste nonostante le crisi e le delusioni. Sul piano tematico, emergono soprattutto le questioni legate alla fama, nella doppia veste di croce e condanna. Il successo giovanile viene messo in relazione con la crescita personale.
La serie suggerisce che il vero cambiamento avviene lontano dai riflettori. E proprio per questo motivo il ricongiungimento assume un significato più ampio. Non è solo un ritorno, ma una rilettura del passato. Per gli amanti della musica di quel decennio formidabile soprattutto per il pop britannico, questa docuserie prodotto da Netflix offre davvero un ritratto completo e coinvolgente del gruppo che ha fatto impazzire i fan di tutto il mondo.
Un racconto che unisce memoria e analisi. Un viaggio nella musica e nelle dinamiche di una generazione. Un prodotto musicale ma anche sociale, capace di parlare sia ai fan storici sia a un pubblico più ampio e curioso.
Scopri su Netflix.
