C’è un film che racconta come un semplice posto di lavoro possa cambiare per sempre una vita. A volte basta varcare la soglia di un grande magazzino per scoprire un mondo completamente diverso da quello in cui si è sempre vissuti. E proprio da questa idea prende forma una delle commedie australiane più eleganti degli ultimi anni, un racconto delicato che intreccia crescita personale, emancipazione femminile e multiculturalismo nella Sydney di metà secolo scorso.
Disponibile su Netflix, “Ladies in Black” trasporta lo spettatore nel periodo natalizio del 1959, quando l’Australia stava vivendo profondi cambiamenti culturali grazie all’arrivo di migliaia di immigrati europei. Tra abiti di alta moda, sogni di indipendenza e amicizie destinate a cambiare il corso della vita, la pellicola offre uno sguardo sorprendentemente attuale sul ruolo delle donne e sulla ricerca della propria identità.
La vicenda vede la giovane Lisa Miles, brillante studentessa appena uscita dal liceo, che ottiene un impiego stagionale nel prestigioso grande magazzino Goode’s, un luogo che rappresenta il cuore dello shopping cittadino e un microcosmo della società australiana dell’epoca. All’inizio Lisa è una ragazza timida e molto legata alla famiglia, cresciuta in un ambiente tradizionale della periferia.
Il nuovo lavoro, però, le permette di entrare in contatto con colleghe molto diverse tra loro, ciascuna alle prese con sfide personali che riflettono le trasformazioni della società. Tra queste c’è Fay, una venditrice vivace ma inizialmente diffidente nei confronti degli immigrati; Patty, sposata e desiderosa di ricevere maggiore attenzione da un marito sempre più distante; e soprattutto Magda, elegante responsabile del reparto alta moda, originaria della Slovenia, donna colta, sofisticata e perfettamente integrata nella comunità di immigrati europei.
Quest’ultima prende Lisa sotto la propria ala protettiva, introducendola a un universo fatto di cultura, arte, cucina internazionale e libertà di pensiero. Attraverso gli amici europei della donna, la giovane scopre un modo completamente nuovo di guardare il mondo, comprendendo che il futuro può essere molto più ampio delle aspettative imposte dalla famiglia o dalla società.
Nel frattempo anche le altre protagoniste affrontano importanti cambiamenti. Il grande magazzino diventa così il luogo simbolico di una rivoluzione silenziosa, dove le protagoniste trovano il coraggio di reinventarsi e di costruire un futuro diverso.
Il film è tratto dal romanzo “The Women in Black” della scrittrice australiana Madeleine St John, pubblicato nel 1993. L’opera è considerata uno dei libri più significativi della narrativa australiana contemporanea. Per il grande schermo il titolo è stato modificato, ma lo spirito del romanzo è rimasto sostanzialmente intatto, conservando il delicato equilibrio tra commedia, racconto di formazione e riflessione storica.
La regia è firmata da Bruce Beresford, uno dei cineasti australiani più apprezzati a livello internazionale. Nel corso della sua carriera ha diretto opere di grande successo come “A spasso con Daisy“, vincitore dell’Oscar come Miglior film nel 1990, dimostrando ancora una volta una particolare sensibilità nel raccontare storie umane e personaggi femminili complessi.
Nel ruolo della protagonista Lisa Miles troviamo Angourie Rice, attrice australiana conosciuta anche per le sue interpretazioni nella saga di Spider-Man del Marvel Cinematic Universe. Ad affiancarla c’è Julia Ormond, che interpreta l’affascinante Magda con grande eleganza, mentre il cast comprende anche Rachael Taylor, Alison McGirr, Ryan Corr, Vincent Perez, Susie Porter, Noni Hazlehurst e Shane Jacobson.
Pur mantenendo i toni leggeri della commedia, questa commedia su Netflix affronta temi ancora estremamente attuali come l’inclusione, l’integrazione culturale, il superamento dei pregiudizi e l’emancipazione delle donne. La narrazione procede con delicatezza, evitando il melodramma e privilegiando personaggi autentici e credibili. Ideale per chi ama le storie di crescita personale, le ambientazioni d’epoca e i personaggi femminili ben costruiti.
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