E se qualcuno potesse prevedere i crimini prima ancora che accadano? E lo facesse con l’unico scopo di salvare persone reali, solo per metterle in salvo? Tu cosa penseresti? È solo fantascienza! Purtroppo è così, come fantascientifica è infatti la natura di questa serie su Netflix che si unisce al crime drama per offrirti una visione davvero suggestiva.
Trasmessa originariamente dall’emittente CBS dal 22 settembre 2011 al 21 giugno 2016, oggi è disponibile in streaming anche sulla piattaforma statunitense, dove continua a conquistare nuovi spettatori grazie alla sua sorprendente attualità. Creata da Jonathan Nolan e prodotta tra gli altri da J. J. Abrams, questa produzione sorprendente parte da un’idea semplice ma anche per certi versi inquietante: un sistema di sorveglianza globale capace di analizzare enormi quantità di dati per prevedere atti terroristici a livello globale.
Il progetto, sviluppato dopo gli attentati dell’11 settembre, è stato concepito per proteggere la sicurezza nazionale. Il suo titolo è “Person of Interest”, prodotto dalle società Kilter Films, Bad Robot Productions e Warner Bros. Television, cinque stagioni per un totale di 103 episodi di circa 45 minuti l’uno, dove la tecnologia più potente del mondo non è solo uno strumento ma una coscienza nascosta che osserva tutto.
La trama è decisamente accattivante. Da una parte c’è Harold Finch interpretato da Michael Emerson, geniale e misterioso programmatore che ha creato l’intelligenza artificiale conosciuta semplicemente come “la Macchina”. Dall’altra c’è John Reese (Jim Caviezel già apprezzato nel thriller “High Crimes – Crimini di Stato”), ex agente della CIA dato per morto e salvato da Finch per diventare il suo uomo sul campo.
Insieme formano una squadra segreta che interviene ogni volta che la macchina segnala un nuovo evento, anche se non rilevante dal punto di vista globale come nell’ideazione originaria della Macchina. Il problema è che il sistema non indica mai se la persona segnalata sarà vittima o colpevole. Tocca quindi a Finch e Reese indagare, prevenire e spesso agire prima che sia troppo tardi.
Con il passare delle stagioni, la narrazione si espande. Quella che all’inizio sembra una struttura procedurale – un caso a episodio – si trasforma progressivamente in una narrazione più ampia e strutturata che coinvolge governi, organizzazioni criminali e altre intelligenze artificiali emergenti.
La serie introduce così un tema centrale della contemporaneità, il rapporto tra tecnologia, potere e libertà individuale. In un mondo dove ogni movimento può essere tracciato, la sicurezza diventa un’arma a doppio taglio in questa serie su Netflix giudicata bene sul web con un 92% di gradimento su Rotten Tomatoes e un 8,5 su 10 su IMDb.
Molto interessante in “Person of Interest” è l’evoluzione narrativa. La serie passa gradualmente da crime investigativo a racconto filosofico sulla coscienza artificiale, sulla sorveglianza di massa e sui limiti etici della tecnologia. In questo senso anche i personaggi secondari contribuiscono ad arricchire il racconto.
Detective della polizia, hacker, agenti governativi e antagonisti sempre più sofisticati costruiscono un universo narrativo complesso e coerente, capace di catturare la tua attenzione. Sarai immerso, dal punto di vista visivo, in un mondo fatto di interfacce digitali, flussi di dati e prospettive di telecamere di sicurezza proprio per entrare a pieno nel punto di vista della macchina stessa.
Un espediente stilistico, questo, che rafforza la sensazione di essere costantemente osservati. A distanza di anni dalla sua uscita, questa che Netflix ti propone in visione appare quindi una visione quasi profetica. In un’epoca dominata da algoritmi, intelligenza artificiale e raccolta massiva di dati, le domande sollevate dalla serie sono più attuali che mai. Oltre il senso stesso della tecnologia, il vero problema diventa dunque chi e come decide di utilizzarla.
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