Sveglia all’alba, alzabandiera, uniforme, niente cellulari, lezioni di tattica militare e scherma. Per ragazzi abituati a vivere una parte importante della giornata dentro uno schermo, entrare al Minerva significa ritrovarsi improvvisamente in un mondo costruito su disciplina, gerarchie e regole che sembrano appartenere a un’altra epoca. Netflix porta proprio dentro questo contrasto il suo nuovo teen drama italiano: adolescenti costretti a capire chi sono mentre qualcuno, tra quelle mura, cerca ancora la verità su ciò che è accaduto a un giovane cadetto.
Non tutti arrivano lì per la stessa ragione. Salvo viene da una casa famiglia e ha un obiettivo che va molto oltre il diploma: scoprire che cosa sia realmente successo al suo migliore amico. Vincenzo vuole invece seguire le orme del padre e vede nella carriera militare un futuro già quasi scritto. Camilla, milanese insofferente alle regole, è stata mandata al Minerva dal padre nella speranza che disciplina e distanza da casa possano cambiarla.
Minerva – La scuola, disponibile su Netflix dal 22 settembre 2026, è una serie in otto episodi diretta da Ivan Silvestrini, già dietro la macchina da presa di Mare fuori. È prodotta da Picomedia e scritta da Ivano Fachin, Giovanni Galassi, Tommaso Matano e Michela Straniero.
A interpretare i tre protagonisti sono Ciro Minopoli, Biagio Venditti e Margherita Buoncristiani. Intorno a loro si muove un gruppo molto più ampio di giovani attori, tra cui Beatrice Savignani, Simone Secce, Giulio Brizzi, Nicole Malaj e Alicia Edogamhe. Ma uno degli elementi che rende interessante la serie è il confronto continuo con il mondo degli adulti.
Nel cast troviamo infatti Massimiliano Gallo, Cristiana Capotondi, Irene Maiorino, Raiz e Michele Rosiello, chiamati a interpretare ufficiali, insegnanti e figure che dovrebbero formare gli studenti ma che portano dentro la scuola anche fragilità, errori e contraddizioni.
In questa concepita come serie TV a stagioni e non come una miniserie autoconclusiva, gli adolescenti non devono soltanto affrontare amicizie, rivalità e relazioni sentimentali. Ogni errore ha conseguenze concrete. Ci sono punizioni, disciplina, gerarchie da rispettare e un sistema che pretende di insegnare ai ragazzi a diventare adulti prima ancora che abbiano capito quale adulto vogliano essere.
Naturalmente non mancano le dinamiche più riconoscibili del genere: cotte, gelosie, amori proibiti e competizione. Ma sotto questa superficie si muove anche il mistero legato all’amico scomparso di Salvo. È il filo che introduce una componente più cupa e costringe il ragazzo a mettere in discussione ciò che gli viene raccontato.
Il Minerva diventa così contemporaneamente scuola, caserma e luogo nel quale ognuno nasconde qualcosa. Un ruolo importante lo giocano anche le ambientazioni. Le riprese si sono svolte principalmente alla Reggia di Portici e a Villa Campolieto, a Ercolano, trasformate negli spazi dell’immaginario liceo militare. La serie è stata inoltre presentata in anteprima al Giffoni Film Festival 2026, dove sono stati mostrati i primi due episodi.
Le location, con corridoi, cortili, sale storiche e camerate contribuiscono a dare alla scuola un’identità precisa: elegante, solenne, quasi intimidatoria. E la regia di Silvestrini sfrutta bene questo contrasto tra la bellezza degli spazi e la rigidità delle regole.
La critica italiana ha espresso giudizi non sempre lusinghieri, soprattutto per la prevedibilità di alcune situazioni e un ritmo che convince meno quando affronta meccanismi già visti molte volte: il ragazzo ribelle, l’amore proibito, la rivalità tra compagni, il segreto che deve essere scoperto.
Il cast giovane riesce comunque a sostenere bene il racconto e la presenza di interpreti come Massimiliano Gallo, Cristiana Capotondi e Irene Maiorino dà peso anche alla parte adulta. Interessante soprattutto il percorso dei tre protagonisti, che entrano nella scuola con motivazioni completamente diverse e finiscono per scoprire che il Minerva non può semplicemente insegnare loro chi diventare.
Su Netflix, la serie può incuriosire soprattutto chi ha apprezzato titoli italiani come Mare fuori o Adorazione, ma cerca un ambiente diverso da quello dei consueti licei televisivi. Qui ogni scelta è sottoposta a regole, ogni relazione rischia di trasformarsi in un’infrazione e persino l’amicizia può entrare in conflitto con la disciplina.
Il vero elemento di interesse resta però capire quanto quella scuola riesca davvero a formare i ragazzi e quanto, invece, finisca per imporre loro un’identità già decisa dagli adulti.
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