Se ti appassionano i racconti intimi, eleganti e malinconici su donne che cercano di trovare sé stesse in mondi che sembrano non avere spazio per loro, allora questo film su Netflix potrebbe toccarti nel profondo. Non è una biografia tradizionale, né un dramma sentimentale convenzionale: è uno sguardo delicato ma tagliente su cosa significhi crescere all’ombra di un’icona, raccontato con la sensibilità unica di una regista che da sempre dà voce all’invisibile.

Ami le atmosfere rarefatte, le storie di formazione al femminile e i film che dicono tanto con pochissimo? Ecco allora che questa è una visione che non dovresti perdere. Stiamo parlando di “Priscilla”, film del 2023 e adattamento cinematografico delle memorie “Elvis and Me” del 1985 scritte proprio da Priscilla Presley insieme a Sandra Harmon, prodotto da The Apartment e American Zoetrope.

Con la sua inconfondibile sensibilità visiva e narrativa, Sofia Coppola (“The Virgin Suicides“) torna a raccontare l’universo femminile con uno sguardo delicato ma incisivo, firmando un’opera che esplora il lato più privato e vulnerabile di una figura iconica rimasta troppo a lungo relegata a ruolo di comprimaria nella storia di uno dei miti più celebri del rock.

Disponibile in streaming su Netflix, il film si basa sulle memorie personali della protagonista, offrendo una narrazione che scava oltre l’apparenza patinata per restituire un’esperienza di formazione intensa, malinconica e profondamente umana.

Attraverso una messa in scena elegante e sobria, si viene guidati in un viaggio che inizia nella solitudine di una base militare tedesca alla fine degli anni ’50, dove una ragazza adolescente conosce un giovane divo all’apice del successo. La relazione che nasce tra loro, all’apparenza da favola, si rivela invece un percorso emotivo complesso, fatto di distanza, silenzi, sogni accarezzati e poi infranti.

Il film evita ogni sensazionalismo, scegliendo di concentrarsi sulle sfumature psicologiche del legame, sulle dinamiche di potere, e sul lento processo di perdita dell’innocenza. La regia di Coppola si conferma misurata e contemplativa, con un uso sapiente della luce naturale, dei silenzi e dei dettagli quotidiani per restituire una sensazione di intimità quasi dolorosa.

La protagonista, interpretata da Cailee Spaeny in una performance sorprendente per intensità e controllo, cresce letteralmente sotto gli occhi dello spettatore: da ragazzina smarrita in un mondo di adulti a donna consapevole della propria voce e del proprio spazio.

Accanto a lei, Jacob Elordi (“Euphoria”, “Saltburn”) offre una versione volutamente distante e sfuggente dell’uomo che ha reso celebre il rock’n’roll, contribuendo al senso di alienazione e solitudine che pervade il film. Il ritmo è volutamente rarefatto, in linea con lo stile della regista, e si concentra più sull’atmosfera che sulla trama in senso stretto.

Ogni scena sembra sospesa nel tempo, immersa in tonalità pastello e colonna sonora minimalista, perfettamente coerente con il linguaggio visivo che la regista ha costruito nel corso della sua carriera. Ma dietro l’apparente estetismo si cela una riflessione potente sull’identità, sull’amore come costrizione e sul bisogno di liberarsi da un’immagine costruita da altri per poter finalmente esistere come individuo.

Questo biografico drammatico su Netflix (78% di gradimento su Google, 84% su Rotten Tomatoes e valutato 6,5/10 su IMDb) si impone così come una delle opere più mature e personali di Sofia Coppola, capace di dare voce a una storia spesso messa a tacere, e di trasformarla in un racconto universale sul desiderio di essere visti davvero.

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