Ci sono storie che continuano a emozionare generazione dopo generazione. E quella che Netflix propone in visione, con tre stagioni per un totale di 27 episodi, è una di queste. Adattata da Moira Walley-Beckett, già nota per il suo lavoro in “Breaking Bad”, la produzione drammatica datata 2017-2019 racconta la storia di Anne Shirley, un’orfana dall’immaginazione inesauribile che viene accolta per errore da una coppia di fratelli.

Quello che inizialmente sembra un equivoco destinato a essere corretto diventa l’inizio di una nuova vita per tutti i protagonisti. Parliamo di “Chiamatemi Anna”, conosciuta a livello internazionale come “Anne with an E”, che reinterpreta il celebre romanzo “Anna dai capelli rossi” della scrittrice canadese Lucy Maud Montgomery, offrendo una versione più moderna, intensa e attenta ai temi sociali.

Anne è un personaggio impossibile da dimenticare. Intelligente, impulsiva, sensibile e dotata di una fantasia travolgente, affronta il mondo con uno sguardo capace di trasformare anche le difficoltà più dolorose in opportunità di crescita. Dietro il suo entusiasmo si nasconde però una bambina segnata da un passato difficile.

La storia è ambientata alla fine del XIX secolo e segue Anne Shirley, interpretata da Amybeth McNulty, una vivace e immaginifica ragazzina orfana di tredici anni che, dopo un’infanzia segnata da abbandoni, povertà e maltrattamenti, viene inviata per errore nella fattoria di Green Gables, nella cittadina di Avonlea, sull’Isola del Principe Edoardo.

I fratelli Marilla, Geraldine James, e Matthew Cuthbert, Robert Holmes Thomson, ormai anziani, avevano richiesto l’adozione di un ragazzo che potesse aiutarli nei lavori agricoli, ma si ritrovano invece davanti una ragazza dai capelli rossi. Inizialmente la donna è intenzionata a rimandare Anne all’orfanotrofio, convinta che una bambina non possa essere d’aiuto nella gestione della fattoria.

Tuttavia, la sua spontaneità, la sensibilità e la determinazione finiscono lentamente per conquistare i due, che decidono di accoglierla definitivamente nella loro famiglia. Da quel momento Anne inizia a costruire una nuova vita, affrontando le difficoltà dell’integrazione in una comunità spesso diffidente verso chi è diverso.

Nel corso delle stagioni, Anne stringe una profonda amicizia con Diana Barry, con il volto di Dalila Bela,sviluppa una crescente rivalità destinata a trasformarsi in affetto con Gilbert Blythe, Lucas Jade Zumann, e si confronta con le convenzioni sociali dell’epoca. La sua personalità indipendente e anticonformista la porta spesso a sfidare le regole della società, affrontando questioni come il ruolo delle donne, il bullismo, il razzismo, le differenze sociali e il diritto di essere sé stessi.

A differenza delle precedenti trasposizioni del romanzo, “Chiamatemi Anna” su Netflix approfondisce anche il difficile passato della protagonista, mostrando come i traumi vissuti durante l’infanzia abbiano influenzato il suo carattere e il suo bisogno costante di amore e accettazione.

Nonostante le sofferenze, la ragazzina affronta ogni ostacolo con ottimismo, creatività e una straordinaria capacità di trovare bellezza anche nelle situazioni più difficili. Ogni episodio alterna dunque momenti di leggerezza e meraviglia a passaggi più profondi e drammatici, creando così un equilibrio emotivo che ha conquistato milioni di spettatori.

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