Scopri la recensione di Ripley una miniserie drammatica, intensa e stupefacente, che amerai fino all’ultima puntata.
Su Netflix c’è una miniserie drammatica di grande spessore, che mescola noir e thriller psicologico, sulla scia di una storia molto conosciuta. Si tratta infatti della trasposizione in formato seriale del romanzo di Patricia Highsmith “Il talento di Mr. Ripley”, adattato anche per il cinema con la pellicola omonima del 1999 con protagonisti maschili Jude Law e Matt Damon (anch’esso presente in streaming in piattaforma).
La miniserie Netflix si intitola semplicemente “Ripley”, suddivisa in 8 episodi e scritta e diretta da Steven Zaillian, premio Oscar e autore tra l’altro di film come “Schindler’s List”, “American Gangster” e “The Irishman”. La storia è immersa in un angosciante quanto algido bianco e nero, che richiama il neorealismo italiano, ma anche “La dolce vita” di Federico Fellini e le atmosfere cupe alla Hitchcock.
Questa scelta sicuramente tende ancora di più a definire l’atmosfera temporale dei primi anni Sessanta, sottolineando anche l’ambiguità morale di tutta la storia e dei suoi protagonisti principali. In grande evidenza, l’eterna bellezza dei territori italiani che fanno da sfondo alle vicende.
Grazie al direttore della fotografia Roger Elswit (Oscar per “Il petroliere”), si viene rapiti dai paesaggi della costiera amalfitana, come dalla pittura e dell’architettura rinascimentale tanto quanto dalla ricchezza degli edifici patrizi romani e veneziani.
A caratterizzare ulteriormente questa bella miniserie su Netflix, la colonna sonora, piena dei classici musicali nostrani dagli anni Sessanta, tra cui “Il cielo in una stanza” cantata da Mina. Il tutto a ricreare un’atmosfera generale di forti suggestioni, che contribuisce ad attaccare ancora di più lo spettatore allo schermo in una full immersion senza sosta.
Chi aveva amato il film, certamente dovrà guardare anche la versione seriale, nonostante ci siano differenze che vanno dallo stile generale, fino a una rappresentazione ancora più oscura e sinistra dello stesso Ripley, di cui traspare soltanto il lato oscuro. E questo si nota alla perfezione già guardando il trailer su YouTube oppure sul canale ufficiale di Netflix, che affascina gli occhi e lascia un grande senso di tensione e di attesa.
Encomiabile il lavoro sul protagonista di Andrew Scott noto per la sua interpretazione in “Fleabag ” ottimamente accompagnato dagli altri attori coprotagonisti Johnny Flynn, Dakota Fanning (protagonista in American Pastoral) , John Malkovic e due volti italiani come Margherita Buy e Maurizio Lombardi.
Per quanto riguarda l’accoglienza da parte del pubblico del Web, su Google la valutazione positiva è dell’82%, mentre sul sito IMDb è di 8,2 su 10 e infine su Rotten Tomatoes dell’86%, con un numero molto elevato di recensioni entusiaste.
La trama di questa interessante e recente produzione è ambientata nel 1961. Inizialmente siamo a New York, dove lo squattrinato Tom Ripley sopravvive, in un appartamento misero e pieno di topi, forgiando documenti falsi. Ma la sua vita è destinata a cambiare in seguito a un incontro fatale con un investigatore privato. Accetterà senza esitazioni la sua proposta, che è quella di recarsi in Italia con il compito di convincere il ribelle Dickie Greenleaf, un mediocre artista, a tornare a casa dal ricchissimo padre. Il tutto spesato e sovvenzionato in ogni minima azione.
Ripley ha per la prima volta la possibilità di godere di uno stile di vita sfarzoso, quello delle classi privilegiate.
Si ingrazia dunque Dickie e la sua fidanzata Marge, aspirante scrittrice e fotografa.
Ma gradualmente le sue ossessioni e le sue ambizioni senza fine prenderanno il sopravvento, trascinando se stesso e chiunque si trovi sul suo cammino in un vortice di omicidi, inganni e frodi, sullo sfondo di città dall’eterno fascino come Atrani, Roma e Venezia e i borghi lungo le coste della Sicilia.
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