Per milioni di spettatori americani, Hillman College non è mai stato soltanto un campus televisivo. Negli anni Ottanta e Novanta rappresentava un luogo in cui studenti afroamericani potevano essere raccontati tra ambizioni, amicizie, politica, amori e futuro, senza essere ridotti a personaggi di contorno. Quasi quarant’anni dopo, Netflix riapre quelle porte e affida la stessa domanda a una nuova generazione: che cosa significa costruire la propria identità quando alle spalle c’è una storia così ingombrante?
Tutti al college, titolo italiano A Different World, è la serie disponibile dal 24 settembre 2026. Dieci episodi da circa mezz’ora riportano il pubblico all’Hillman College, l’università storicamente afroamericana immaginaria resa celebre dalla sitcom andata in onda dal 1987 al 1993. Al centro stavolta c’è Deborah Wayne, interpretata da Maleah Joi Moon, figlia di Dwayne Wayne e Whitley Gilbert.
La scelta non è casuale. La serie originale nacque come spin-off de I Robinson e, soprattutto dopo la prima stagione, conquistò una propria identità affrontando temi come razzismo, HIV, violenza sessuale, relazioni e mobilità sociale. Debbie Allen, che allora diresse decine di episodi, è tornata come produttrice esecutiva e regista della première. Netflix ha affidato invece la guida creativa a Felicia Pride, già al lavoro su Bel-Air e Grey’s Anatomy.
La nuova protagonista arriva a Hillman con un problema preciso: il suo cognome. Deborah è la figlia di due ex studenti che sul campus hanno lasciato un segno importante e vorrebbe evitare di vivere all’ombra dei genitori. È brillante, impulsiva, desiderosa di costruirsi una reputazione propria, ma scopre presto che a Hillman tutti sanno chi siano Dwayne e Whitley. Attorno a lei nasce un nuovo gruppo. Alijah Kai interpreta Rashida, studentessa di giustizia penale; Cornell Young IV è Shaquille, atleta di talento; Jordan Aaron Hall presta il volto ad Amir, studente di psicologia; Kennedi Reece è Hazel, ragazza cresciuta in un ambiente religioso; Chibuikem Uche interpreta Kojo, giovane imprenditore nel mondo della moda.
La serie da vedere su Netflix lavora molto sul contrasto tra vecchio e nuovo. Da una parte ci sono social network, pressioni economiche, identità contemporanee e un’università costretta a fare i conti con problemi di bilancio. Dall’altra tornano i volti che avevano reso celebre Hillman. Jasmine Guy e Kadeem Hardison riprendono i ruoli di Whitley Gilbert e Dwayne Wayne. Tornano anche Darryl M. Bell nei panni di Ron Johnson e Cree Summer come Freddie Brooks, insieme a Charnele Brown, Karen Malina White, Dawnn Lewis, Glynn Turman e, in un’apparizione, Jada Pinkett Smith.
È proprio questa convivenza a rappresentare il rischio maggiore dell’operazione. Una serie del genere potrebbe facilmente trasformarsi in un esercizio di nostalgia, limitandosi a riportare sullo schermo i personaggi più amati e a distribuire citazioni per i fan storici. Tutti al college prova invece a utilizzare la vecchia generazione come sfondo, lasciando progressivamente spazio ai nuovi studenti.
La trama segue Deborah durante il primo anno universitario. Una nuova compagna di stanza, una vecchia relazione che ritorna, amori, incomprensioni e amicizie accompagnano il percorso accademico. Ma sotto la superficie della teen comedy emerge anche una questione più ampia: Hillman sta attraversando una crisi economica e proprio gli studenti finiranno per essere coinvolti nel tentativo di difendere il futuro dell’università.
L’accoglienza critica è stata finora positiva. Su Rotten Tomatoes la prima stagione registra l’81% di recensioni favorevoli. Il Los Angeles Times sottolinea come il nuovo gruppo riesca a trovare progressivamente una propria identità senza cancellare il legame con l’originale.
Più prudente il Guardian, che riconosce alla serie il merito di celebrare la cultura HBCU e le relazioni tra i personaggi, ma osserva come alcuni temi importanti vengano affrontati in modo troppo superficiale. È una critica che coglie bene anche il limite principale di Tutti al college. In dieci episodi la serie vuole parlare di sesso sicuro, identità, disuguaglianze, famiglia, pressione sociale, denaro e futuro delle università afroamericane. Non sempre riesce ad approfondire tutto. Alcuni argomenti vengono sfiorati e poi lasciati indietro per tornare rapidamente alle dinamiche sentimentali.
Il ritorno degli interpreti storici aggiunge valore senza soffocare completamente la nuova generazione. La nuova serie proposta da Netflix è più leggera dell’originale e talvolta affronta temi complessi con troppa fretta, ma possiede un cast giovane convincente e un legame sincero con ciò che l’ha preceduta. Chiaramente, sono stati gettati i presupposti per una seconda stagione.
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