Scopri la recensione di “Quattro buone giornate” un film drammatico su Netflix, intenso e forte, interpretato da Glenn Close e Mila Kunis.
Una storia incentrata su un legame familiare complesso e sulla dipendenza dalle droghe, con le conseguenti ripercussioni sulla vita di una giovane donna alla disperata ricerca di se stessa.
Su Netflix è disponibile un film drammatico dall’alto tasso di cruda verità, rispecchiando infatti la condizione di tantissimi giovani nel mondo alle prese con l’abuso di sostanze stupefacenti e diretti verso l’abisso.
Un titolo poco noto, ma magistralmente interpretato dalle due protagoniste principali, Glenn Close (“Legami di famiglia”, “La casa degli spiriti”, “Elegia Americana“, “Air Force One”) e Mila Kunis (“Il cigno nero”, “90 minuti a New York”, “La ragazza più fortunata del mondo“, “Il grande e potente Oz”).
Si intitola “Quattro buone giornate” (“Four Good Days”, 2020), diretto da Rodrigo Garcia (“9 vite da donna”, “Albert Nobbs”) e presentato al Sundance Film Festival 2020. Si tratta di una pellicola ispirata a una storia vera, quella descritta dall’articolo del 2016 “How’s Amanda? A story of truth, lies and an American Addiction” di Eli Saslow per il Washington Post.
“Quattro buone giornate” distribuito tra i drammatici su Netflix coinvolge lo spettatore nei meandri di un legame complicato e amaro tra madre e figlia, fatto di fiducia tradita e di nuove speranze, molto diretto nel suo romanzare una vicenda realmente accaduta.
Il titolo rappresenta i giorni che le due donne dovranno trascorrere insieme tra le mura domestiche, occasione per provare a ricostruire un rapporto profondamente logorato.
Un legame di sangue destinato a un nuovo inizio oppure a raggiungere una conclusione definitiva? Ecco l’interrogativo del pubblico nel corso dell’evoluzione degli eventi.
Una grande attenzione viene prestata alla caratterizzazione delle personalità delle due protagoniste, che allo stesso tempo risultano diverse e complementari. Assente quasi del tutto la figura maschile paterna, che contrasta con la presenza non prettamente “sana” della figura materna. Perché viene mostrato anche che le colpe dei genitori ricadono sui figli.
Per quanto riguarda il gradimento da parte del pubblico, gli utenti di Google hanno apprezzato questo film per il 68%, mentre sul sito aggregatore di recensioni Rotten Tomatoes la percentuale di apprezzamento è del 55%, e infine su IMDb il punteggio è di 6,6 su 10.
Molto intenso e crudo il trailer, presente su Youtube, che recita alcune dichiarazioni di critici cinematografici: “Glenn Close e Mila Kunis sono assolutamente superbe” (Scott Manz – Collider), “Commovente e potente”, “Da vedere” (Leah Sidney – Showbiz).
La trama di “Quattro buone giornate” in streaming su Netflix parla di Molly, una giovane donna con figli, tossicodipendente da molti anni.
Un giorno si presenta a casa della madre chiedendole ospitalità ma lei non se la sente di accettare, in quanto stanca delle continue ricadute della figlia e dei furti a suoi danni per procurarsi la droga.
Alla fine la donna decide di darle un’opportunità, e Molly sarà ricoverata per qualche tempo in una clinica riabilitativa.
Qui le viene offerta una possibilità di miglioramento: potrà ricevere un’iniezione che le consentirà di non sentire il bisogno di drogarsi per un certo periodo di tempo.
L’iniezione, però, non porterà effetti collaterali alla sola condizione che il corpo della giovane sia totalmente privo di droghe. E per raggiungere questo risultato serviranno ancora quattro giorni.
La madre offre ospitalità alla figlia per quelle poche ma lunghissime e intense quattro giornate. Il calvario della protagonista, messa di fronte a una nuova cura, potenzialmente salvifica, riunirà una volta per tutte quelle due donne ormai così distanti e potrà essere la svolta definitiva per una nuova Molly?
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