Ti farà rimanere letteralmente senza fiato questo film fantascientifico e thriller su Netflix che costruisce alta tensione e grande coinvolgimento emotivo. Il motivo è presto detto. Verrai catapultato nei panni della protagonista, cui dà egregiamente il volto Mélanie Laurent, chiamata a reggere sulle spalle un racconto estremo, ambientato per la quasi totalità del tempo all’interno di una capsula criogenica.

Si intitola “Oxygène”, del 2021, altamente claustrofobico, diretto da Alexandre Aja, che sceglie la sottrazione come arma principale del suo processo narrativo. Distribuito in streaming da Netflix , il film si apre senza preamboli: Liz si risveglia improvvisamente chiusa in un’unità medica futuristica, priva di memoria, con un solo dato certo che incombe come una condanna: l’ossigeno sta finendo.

Non sa chi sia, perché si trovi lì, né come sia arrivata in quella situazione. A farle compagnia c’è solo M.I.L.O., un’intelligenza artificiale che risponde alle sue domande in modo freddo, preciso e spesso frustrante. Da qui prende forma una corsa contro il tempo che è anche una corsa contro l’oblio.

“Oxygène” lavora su un doppio binario: da un lato la lotta per la sopravvivenza, dall’altro il recupero dell’identità. Ogni tentativo di Liz di risolvere un problema tecnico diventa anche un passo verso la ricostruzione del proprio passato.

I frammenti di memoria emergono in modo disordinato, come schegge emotive, contribuendo a tenere alta la tensione psicologica. Il film non ti concede punti di riferimento rassicuranti, infatti tutto è instabile, ambiguo, potenzialmente ingannevole.

Noterai che in questo thriller su Netflix viene scelta la via dell’essenzialità, sfruttando lo spazio ridottissimo della capsula per amplificare l’ansia della protagonista, ma anche la tua. La macchina da presa si muove lentamente, indugia sui dettagli, sui monitor, sui battiti accelerati, costruendo quindi una sensazione costante di soffocamento.

Di notevole valore è senza ombra di dubbio l’interpretazione della Laurent (affiancata in un ruolo decisamente secondario da Malik Zidl), che offre una prova intensa e fisicamente impegnativa. Il suo volto, spesso in primo piano, diventa infatti il campo di battaglia di emozioni contrastanti come paura, rabbia, disperazione, lucidità.

Senza grandi appoggi esterni, l’attrice riesce a mantenere credibile e coinvolgente un personaggio che cambia progressivamente, man mano che la verità affiora. La sua performance è ciò che rende “Oxygène” più di un semplice esercizio di stile.

Da notare anche quanto il film rifletta su questioni molto attuali: il rapporto tra essere umano e tecnologia, la dipendenza dall’intelligenza artificiale, il valore dell’identità e della memoria in un futuro dominato dalla scienza.

Senza svelare troppo, la sceneggiatura amplia improvvisamente l’orizzonte del racconto, trasformando l’angoscia individuale in una riflessione più ampia sul destino dell’umanità. Non tutto è perfettamente calibrato, per esempio alcuni passaggi esplicativi risultano ridondanti e il finale potrebbe dividere per le sue scelte concettuali.

Tuttavia, questo film francese su Netflix (54% gradimento su Google, 90% su Rotten Tomatoes e 6,5/10 su IMDb) ti si presenta come un film solido, teso e intelligente, capace di tenerti incollato con mezzi limitati ma idee chiare.

È un thriller fantascientifico che punta tutto sull’esperienza sensoriale e psicologica, dimostrando come, a volte, basti poco per colpire nel segno. In questo caso una stanza chiusa, una voce artificiale e una donna che lotta per respirare, i soli solidi elementi utili per raccontare una storia potente e disturbante.