Una donna che ha cambiato il teatro, un ritorno impossibile e un corpo che non riesce più a reggere il peso dell’arte.Tra i titoli più intensi disponibili su Netflix, non perdere questo racconto intimo, quasi crepuscolare, sulla fine di un mito del cinema del primo Novecento, che va oltre i canoni classici del biopic tracciando il ritratto di una donna alle prese con il tempo, la memoria e il senso stesso della sua arte.

“Duse” è un film drammatico del 2025 diretto da Pietro Marcello, regista che si era già messo in evidenza con Martin Eden. La pellicola è stata presentata in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2025, dove ha ricevuto una candidatura al Leone d’Oro e, poi, successivamente ha ottenuto ben otto candidature ai David di Donatello.

Il cuore del film è il ritorno sulle scene di Eleonora Duse, interpretata da Valeria Bruni Tedeschi, dopo un lungo periodo di assenza. Siamo nel primo dopoguerra. Il mondo è cambiato, il teatro stesso è cambiato. E anche lei non è più la stessa. La Duse decide di tornare a recitare, ma questo ritorno non ha nulla di trionfale. È un percorso faticoso, segnato dai limiti del corpo e da una realtà che non sembra più riconoscerla.

La pellicola segue questo momento della sua vita come un viaggio interiore. Da un lato c’è la grande attrice, simbolo di un’epoca, che ha rivoluzionato il modo di stare in scena; dall’altro c’è una donna fragile, stanca, costretta a confrontarsi con il proprio declino. Il rapporto con il teatro diventa centrale: non è più solo un luogo di espressione, ma una necessità, quasi una dipendenza e la scena diventa l’unico spazio in cui la Duse riesce ancora a esistere davvero.

Ma ogni ritorno ha un prezzo, la fatica fisica si fa sempre più evidente. Il tempo scorre, il pubblico cambia e il passato pesa come un’ombra costante. Nel racconto emerge anche il rapporto con le persone che la circondano, tra cui la figlia e le figure del mondo teatrale, che rappresentano un ponte tra ciò che è stata e ciò che resta. La regia di Marcello non segue una struttura narrativa tradizionale, ma costruisce un’atmosfera: fatta di silenzi, sguardi e momenti sospesi. Più che raccontare eventi, la pellicola in streaming su Netflix racconta uno stato d’animo: quello di una donna che cerca ancora un senso nella propria arte, pur sapendo che il tempo non si può fermare.

A guidare il cast è Valeria Bruni Tedeschi, che interpreta Eleonora Duse con un’intensità fragile e malinconica. Accanto a lei troviamo Noémie Merlant, nel ruolo della figlia, Mimmo Borrelli, Fausto Russo Alesi, che interpreta Gabriele D’Annunzio e Marcello Mazzarella.

“Duse è il punto di vista di Pietro Marcello sull’ultima fase dell’esistenza della Divina (1858-1924), quella della maturità problematica, della fragilità fisica ed economica, dell’accettazione del declino” scrive Paolo Baldini sul Corriere della Sera.

Trattandosi di un’opera d’autore, la pellicola è stata tanto apprezzata dei festival quanto digerita con qualche difficoltà dal garnde pubblico, come testimoniano anche le percentuali di gradimento, che raggiungono la sufficienza sia su Google che su IMDb questo anche in virtù del fatto che il regista sceglie di non raccontare la Duse in modo didascalico, ma di restituirne l’essenza attraverso immagini e atmosfere.

Insomma, quello da vedere stasera su Netflix è un film che evoca, non una biografia tradizionale: è un racconto sul tempo che passa, sul corpo che cambia e sull’arte come unica forma di sopravvivenza .

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