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Home » Stasera in TV » Netflix

Su Netflix un dramma romantico sull’amicizia femminile, tratto dal romanzo di Kristin Hannah.

3 Maggio 2026di Lino Sorrentini
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Katherine Heigl e Sarah Chalke
Katherine Heigl e Sarah Chalke

Una strada può diventare il luogo simbolico di una vita intera. Non solo un indirizzo, non solo il punto in cui due ragazze si incontrano per caso, ma il confine invisibile tra ciò che si è stati e ciò che si diventerà. “L’estate in cui imparammo a volare”, disponibile su Netflix, parte da qui: da un’amicizia nata nell’adolescenza e destinata ad attraversare decenni, errori, amori, ambizioni, ferite e ritorni.

La serie, titolo originale “Firefly Lane”, è un dramma romantico statunitense creato da Maggie Friedman e tratto dall’omonimo romanzo di Kristin Hannah, pubblicato nel 2008. Su Netflix sono disponibili 2 stagioni, per un totale di 26 episodi, con una storia che accompagna Tully Hart e Kate Mularkey dagli anni Settanta all’età adulta.

Al centro c’è un legame femminile raccontato senza idealizzarlo troppo. Tully è magnetica, inquieta, affamata di successo. Vuole essere vista, riconosciuta, amata da un mondo che spesso l’ha lasciata sola. Kate, invece, sembra muoversi su un registro opposto: più trattenuta, più domestica, più incline a cercare sicurezza nelle relazioni e nella famiglia. Due caratteri lontanissimi, e proprio per questo destinati a completarsi e a ferirsi.

A dare corpo alle due protagoniste adulte sono Katherine Heigl e Sarah Chalke, volti molto riconoscibili della serialità americana. La prima porta con sé l’eco di Grey’s Anatomy e delle commedie romantiche che l’hanno resa popolare; la seconda arriva dall’universo brillante di Scrubs, Pappa e ciccia e How I Met Your Mother. La loro alchimia è il vero motore della serie, mentre Ali Skovbye e Roan Curtis interpretano le versioni più giovani delle protagoniste, rendendo credibile il passaggio fra adolescenza e maturità.

Il racconto non procede in linea retta. Salta da un decennio all’altro, torna indietro, anticipa conseguenze, ricuce episodi che sembravano minori. Questa struttura a frammenti è uno dei punti più interessanti della serie: mostra come un’amicizia non sia mai una linea pulita, ma una somma di momenti ricordati male, parole non dette, promesse mantenute a metà, gesti che solo molti anni dopo assumono un significato diverso.

La serie Netflix lavora molto sulla memoria emotiva. Gli anni Settanta hanno il sapore dell’adolescenza irregolare, dei segreti familiari, dei primi traumi nascosti dietro una camera da letto. Gli anni Ottanta e Novanta portano ambizione, giornalismo, lavoro, desiderio di affermazione. Il presente, invece, chiede il conto: cosa resta di un’amicizia quando la vita adulta smette di concedere scuse?

Uno degli aspetti più riusciti è proprio la cura del tempo. Acconciature, abiti, trucco, interni domestici e colonna sonora non sono semplici decorazioni nostalgiche: aiutano a costruire la percezione dei decenni attraversati. A volte la serie eccede nel melodramma, e qualche svolta sembra più pensata per trattenere lo spettatore che per sorprendere davvero. Ma il suo cuore resta sincero, soprattutto quando osserva le piccole rivalità tra donne che si amano profondamente e, proprio per questo, possono farsi molto male.

“L’estate in cui imparammo a volare” funziona perché non racconta l’amicizia come una favola rassicurante. La mostra come una scelta che va rinnovata, una fedeltà imperfetta, una casa emotiva in cui si torna anche quando si è sbagliato strada. Non è una serie rivoluzionaria nella forma, ma possiede quella forza popolare che appartiene ai racconti capaci di parlare a un pubblico ampio: madri e figlie, amiche di lunga data, spettatrici cresciute con i drammi sentimentali e chi cerca su Netflix una storia da guardare con coinvolgimento, senza cinismo.

Anche l’apprezzamento conferma questa doppia natura. Su Rotten Tomatoes la serie ha una media critica del 57%, ma un gradimento del pubblico dell’82%, segno di un titolo più amato dagli spettatori che dalla critica. La prima stagione si ferma al 48% tra i recensori, mentre la seconda sale al 67%; su Metacritic, invece, la prima stagione registra un Metascore 57, con giudizi misti, e un punteggio utenti pari a 6.3.

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