Se ami i drammi storici ampi e stratificati, quelli che attraversano una parte del Novecento intrecciando vicende personali e grandi trasformazioni sociali, questa è una visione che richiede tempo e attenzione. Al centro ci sono l’immigrazione, il trauma lasciato dalla guerra, l’ambizione e soprattutto il rapporto difficile tra talento artistico e potere economico, raccontati con il respiro di una vera epopea cinematografica.
Su Netflix , “The Brutalist” porta tutto questo sullo schermo attraverso la storia di un architetto ebreo ungherese sopravvissuto all’Olocausto che cerca di ricominciare negli Stati Uniti. Diretto da Brady Corbet, è un film intenso e monumentale che usa il sogno americano per interrogarsi sul prezzo del successo, sulla libertà dell’artista e sui compromessi che possono nascere quando creatività e denaro finiscono per dipendere l’una dall’altro.
È uno dei titoli più celebrati del cinema internazionale recente e può contare su un cast di grande livello, guidato da Adrien Brody, premiato con l’Oscar come miglior attore alla 97ª edizione degli Academy Awards. Al suo fianco ci sono Felicity Jones, già candidata all’Oscar per “La teoria del tutto”, e Guy Pearce.
Ambientato a partire dal 1947, il film racconta la storia di László Tóth, architetto ebreo ungherese sopravvissuto all’Olocausto. Dopo aver lasciato l’Europa devastata dalla guerra, arriva negli Stati Uniti con il desiderio di ricominciare e di ricostruire la propria vita professionale.
A interpretarlo è Adrien Brody, in una prova che ha rappresentato uno dei punti di forza più apprezzati dalla critica. Negli Stati Uniti László si stabilisce in Pennsylvania, dove le sue capacità attirano l’attenzione del ricco industriale Harrison Lee Van Buren, interpretato da Guy Pearce. L’uomo gli affida un progetto architettonico di enorme importanza, offrendogli quella possibilità di affermarsi che l’Europa del dopoguerra gli aveva negato.
Ma il rapporto tra artista e committente è tutt’altro che semplice. Dietro il finanziamento e il prestigio si nasconde infatti una relazione fatta di ambizione, dipendenza e conflitto. La situazione cambia ulteriormente quando arriva negli Stati Uniti anche Erzsébet, la moglie di László, interpretata da Felicity Jones.
La loro relazione è segnata dalla separazione e dalle conseguenze fisiche e psicologiche della guerra. Il progetto affidato all’architetto diventa progressivamente qualcosa di molto più grande di un incarico professionale: è la possibilità di lasciare un segno nella nuova America, ma anche una fonte di tensione capace di mettere alla prova il suo matrimonio, la sua identità e la sua stessa idea di successo.
La trama rispecchia quindi un’epopea sull’immigrazione e sull’American Dream. Il protagonista è un immigrato che arriva in un Paese nel quale le sue competenze possono finalmente essere valorizzate, ma dove deve comunque confrontarsi con diffidenza, antisemitismo, differenze culturali e rapporti di potere.
Questo film su Netflix osserva così l’America del dopoguerra attraverso gli occhi di chi arriva dall’Europa cercando una seconda possibilità. Il sogno americano appare allo stesso tempo come promessa e illusione. Il talento può aprire delle porte, ma il denaro di chi finanzia l’arte può diventare una forma di controllo. È proprio questa tensione tra creazione e potere a sostenere gran parte del racconto.
Una delle caratteristiche che più colpiscono è la durata. “The Brutalist” arriva infatti a circa 3 ore e 35 minuti, con un intervallo previsto nella struttura originale. Non è quindi un film da scegliere se si cerca una visione veloce o semplicemente distensiva. La sua dimensione è deliberatamente epica e richiede allo spettatore di entrare nel ritmo della storia. Anche la scelta visiva contribuisce a questa sensazione di grandezza.
Corbet ha utilizzato il VistaVision, formato che permette di ottenere un’immagine particolarmente ampia e dettagliata, coerente con l’ambizione monumentale del progetto. Il risultato è un film nel quale architettura, paesaggi e spazi diventano parte integrante del racconto. L’accoglienza internazionale è stata particolarmente positiva.
Su Rotten Tomatoes, il film registra attualmente il 93% di recensioni positive della critica e il 79% del pubblico, mentre su IMDb raggiunge 7,2/10 sulla base di oltre 163 mila voti. Il Guardian poi lo ha inserito al primo posto tra i migliori film del 2024 negli Stati Uniti. Il consenso critico ha sottolineato soprattutto la combinazione tra la dimensione spettacolare, la complessità dei personaggi e la riflessione sull’immigrazione e sul rapporto tra arte e denaro.
Il percorso di “The Brutalist” è anche stato coronato da importanti riconoscimenti agli Oscar 2025. Il film ha ottenuto tre statuette: miglior attore ad Adrien Brody, miglior fotografia a Lol Crawley e miglior colonna sonora originale a Daniel Blumberg su 10 candidature.
Questa visione su Netflix, che coinvolge case produttive come Brookstreet Pictures, Kaplan Morrison, Intake Films, Andrew Lauren Productions e altre società indipendenti, è soprattutto un film da scegliere se si cerca qualcosa di diverso dal cinema più immediato. Un dramma storico e psicologico, un’esperienza cinematografica imponente capace di parlare del passato ma anche di questioni ancora attuali.
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