Su Netflix c’è un film italiano tratto da una storia vera che parla di resistenza, terra e dignità. Non è un thriller, non è un biopic celebrativo, non è un racconto epico nel senso tradizionale. È la storia di un uomo qualunque che decide di non vendere ciò che considera parte di sé.
Presentato alla Festa del Cinema di Roma, diretto da Riccardo Milani e coprodotto da Wildside e Medusa Film, “La vita va così” (2025) prende spunto dalla vicenda reale di Ovidio Marras, il pastore sardo che si oppose alla costruzione di un resort di lusso sulla spiaggia di Capo Malfatano, affrontando una lunga battaglia legale contro una potente impresa edilizia.
È uno di quei film civili che non cercano l’eroismo spettacolare, ma raccontano la coerenza quotidiana. E proprio per questo colpiscono. Su Google il gradimento supera l’84%, segno che il pubblico ha riconosciuto in questa storia qualcosa di autentico e profondamente attuale.
Una pellicola che trae ispirazione da una vicenda solo in apparenza semplice, fatta di terra, vento, ostinazione e dignità. Uno di quelli che non cercano l’eroe, ma finiscono per raccontarlo proprio mentre lui continua a ripetere che sta solo facendo la cosa giusta.
Da questo fatto di cronaca nasce un racconto che intreccia cinema civile, commedia amara e riflessione profonda sul rapporto tra individuo e potere. Fantastico il cast attoriale, con nomi di spicco come quelli di Diego Abbatantuono, Virginia Raffaele, Aldo Baglio e Geppi Cucciari. E, come nota di colore, la presenza dello chef Carlo Cracco nei panni di se stesso.
In questo bel film italiano su Netflix il protagonista è rappresentato come un uomo qualunque, legato alla sua terra più per necessità morale che per ideologia. La sua scelta di dire “no” non nasce da un gesto plateale, ma da una coerenza quotidiana, da un senso di appartenenza che non può essere monetizzato.
È qui che la pellicola trova la sua forza: nel raccontare la resistenza come qualcosa di umano, faticoso, a tratti persino scomodo. Milani, da sempre attento ai temi sociali, costruisce una narrazione che procede per piccoli conflitti, dialoghi misurati, situazioni che oscillano tra il grottesco e il drammatico.
E noterai come la battaglia legale diventa il riflesso di un conflitto più ampio, ovvero quello tra chi vede il territorio come merce e chi lo considera identità. La Sardegna diventa quindi un personaggio vivo, pieno di dignità. I paesaggi di Capo Malfatano, con la loro bellezza aspra e incontaminata, raccontano più di mille parole cosa c’è in gioco.
E in questo senso, la regia ha il pregio di osservare con rispetto, senza cartoline turistiche, restituendo un senso di spazio che pesa sulle decisioni dei personaggi e ne condiziona il destino. Ma forse uno degli aspetti più interessanti del film è il modo in cui vengono rappresentati gli antagonisti.
L’impresa edilizia non è un “mostro” astratto, ma un sistema fatto di compromessi, sorrisi di facciata, pressioni silenziose e promesse di progresso. In questo equilibrio fragile, il rifiuto del protagonista appare quasi scandaloso, perché rompe una catena di consenso che tutti danno per scontata. E già il titolo “La vita va così” diventa allora ironico e profondamente politico. È la frase che spesso usiamo per giustificare ciò che non vogliamo cambiare, ma che qui viene ribaltata.
Quindi la vita va così solo finché qualcuno non decide che può andare anche diversamente. E quel qualcuno, in questo caso, è un semplice pastore armato soltanto di testardaggine e senso di giustizia. Se ti piacciono storie reali che alternano momenti di leggerezza e passaggi più duri, questo drammatico su Netflix riuscirà a emozionarti senza artifici.
Non ci sono vittorie facili, né finali edulcorati, ma una consapevolezza che resta addosso anche a visione terminata. Potrai infatti sicuramente scoprire una storia che vuole raccontare una forma di resistenza silenziosa che spesso passa inosservata.
Un invito a riflettere su cosa siamo disposti a difendere e su quanto siamo pronti a pagare per farlo. Un cinema che insiste con coraggio, senza urlare. Proprio come il suo protagonista.
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