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Home » Stasera in TV » Netflix » Film Netflix

Su Netflix c’è un film italiano degli anni ’90 che ha previsto il disagio giovanile prima di tutti

15 Dicembre 2025di Lino Sorrentini
Valerio Mastandrea
Valerio Mastandrea

C’è un tipo di cinema italiano che non alza mai la voce, ma continua a parlare anche a distanza di anni. “Tutti giù per terra” appartiene esattamente a questa categoria: una commedia agrodolce uscita nel 1997, diretta da Davide Ferrario, che osserva il disagio giovanile senza stereotipi e senza moralismi, con uno sguardo sorprendentemente lucido ancora oggi. Ora è disponibile in streaming anche su Netflix, ed è uno di quei titoli che vale la pena (ri)scoprire.

Tratto dall’omonimo romanzo di Giuseppe Culicchia, il film nasce in un momento storico preciso, a cavallo tra fine Novecento e nuove incertezze generazionali. Eppure, guardandolo oggi, colpisce quanto poco sia invecchiato. La precarietà, l’assenza di prospettive, la sensazione di essere fuori posto nel mondo adulto: temi che allora sembravano contingenti e che oggi risultano quasi profetici.

La produzione è firmata da Hera International Film, con distribuzione Columbia TriStar Films Italia. Ferrario riesce a tenere insieme un racconto impegnato e una narrazione accessibile, senza mai scivolare nella commedia facile. Non è un film che cerca la battuta a tutti i costi, ma una storia che osserva, ascolta, accompagna. Non a caso il regista dedica l’opera a Lindsay Anderson, maestro del free cinema britannico: un riferimento che dice molto dell’impostazione libera e irregolare del film.

Al centro del racconto c’è Walter Verra, 22 anni, interpretato da un giovanissimo Valerio Mastandrea. È uno dei suoi primi ruoli importanti e, rivedendolo oggi, si ha la netta sensazione di assistere alla nascita di un attore destinato a segnare il cinema italiano contemporaneo. Mastandrea costruisce un personaggio ironico, fragile, pungente, attraversato da una rabbia silenziosa che non esplode mai del tutto.

Walter è costretto a tornare a Torino dopo gli anni dell’adolescenza trascorsi a Roma, rientrando in una famiglia che non sente più come casa. Non lavora, non studia, non ha un progetto chiaro. Passa le giornate vagando per il centro, osservando i simboli del benessere altrui, immaginando vite diverse, amori possibili, occasioni che sembrano sempre scivolargli accanto. È una quotidianità fatta di attese e di fantasie, raccontata con uno sguardo che evita sia la disperazione totale sia l’indulgenza romantica.

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Nel tentativo di trovare una direzione, Walter si iscrive alla Facoltà di Filosofia, ma entra subito in conflitto con quello che percepisce come un mondo accademico burocratico, distante, borioso. L’università non rappresenta una possibilità di crescita, bensì un’ulteriore conferma della sua estraneità al sistema. Vive così la vita a modo suo, con un atteggiamento apatico e cinico, tipico di chi fatica ad assumersi le responsabilità che il mondo adulto impone come inevitabili.

Fino a quando arriva la chiamata per il servizio civile lo conduce in un centro di assistenza frequentato da nomadi ed extracomunitari.

Accanto a Mastandrea, il film, visibile in streaming su Netflix, segna anche il ritorno sulle scene di Caterina Caselli, presenza discreta ma significativa. Il cast si muove con naturalezza, senza mai dare l’impressione di essere “in posa”, e Ferrario evita volutamente l’effetto manifesto generazionale, preferendo piccoli frammenti di vita. Tra le curiosità, spiccano numerosi camei che oggi suonano quasi come una fotografia culturale dell’epoca: Luciana Littizzetto, Alessandra Casella, Wladimir Luxuria, Giovanni Lindo Ferretti.

Proprio Giovanni Lindo Ferretti è al centro di un altro elemento fondamentale del film: la colonna sonora, firmata dal Consorzio Suonatori Indipendenti, nato dalle ceneri dei CCCP. La musica accompagna il racconto con coerenza e intensità, diventando parte integrante della narrazione e contribuendo a definire il tono sospeso del film.

Nel 1997, “Tutti giù per terra” ottenne due Ciak d’Oro, per il miglior montaggio e la migliore colonna sonora, e un discreto successo al box office italiano. Ma il suo vero valore emerge col tempo. Oggi, su Netflix, appare come un titolo che è un piccolo gioiello generazionale da riportare sotto i riflettori.

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