Per gli amanti dei un thriller fantascientifici claustrofobici, costruiti intorno a una famiglia costretta a vivere per un tempo indefinito tra le quattro mura di casa, “The Last House” parte da una premessa capace di incuriosire immediatamente. Una pioggia misteriosa impedisce di uscire, le risorse iniziano a diminuire e una presenza minacciosa sembra nascondersi oltre le pareti.
Disponibile su Netflix dal 7 agosto 2026, questo film thriller sci-fi con elementi horror è diretto da Louis Leterrier, regista francese conosciuto per “The Transporter” e “L’incredibile Hulk”. La sceneggiatura è firmata da Matthew Robinson, mentre tra i produttori figurano anche Peter Chernin e Jenno Topping. Il film dura circa 1 ora e 50 minuti e mescola fantascienza, horror e thriller.
La storia comincia quando Ann e Jason, una coppia con due figli, si ritrovano improvvisamente impossibilitati a uscire dalla propria abitazione. Le porte non si aprono, le finestre non possono essere attraversate e anche l’esterno sembra diventato irraggiungibile. All’inizio la situazione appare come un fenomeno inspiegabile ma temporaneo. La famiglia cerca di capire cosa stia accadendo e aspetta che il problema si risolva.
Presto, però, diventa evidente che non si tratta di un semplice guasto o di un evento meteorologico passeggero. Anche le altre abitazioni sembrano coinvolte nello stesso fenomeno. La comunicazione con l’esterno viene meno e, con il passare del tempo, la famiglia deve iniziare a fare i conti con un problema molto più concreto: le risorse non sono infinite.
Cibo, acqua e altri beni indispensabili diventano progressivamente più preziosi. La casa, che dovrebbe rappresentare il luogo più sicuro possibile, si trasforma così in una prigione. Il mistero riguarda soprattutto la forza che impedisce alla famiglia di uscire. Il film parte da questa domanda e la mantiene al centro mentre il rapporto tra i protagonisti viene messo sempre più sotto pressione.
A interpretare Ann è Greta Lee, attrice conosciuta soprattutto per “Past Lives”, mentre Wagner Moura veste i panni di Jason. La coppia rappresenta il vero centro emotivo della storia. Lee porta nel personaggio una componente più introspettiva, mentre Moura interpreta Jason con maggiore immediatezza e tensione. L’attore brasiliano, noto anche per “Narcos” e per “The Secret Agent”, è probabilmente quello che riesce a imprimere maggiore energia alle scene più drammatiche. Il film ha infatti bisogno che lo spettatore creda nella famiglia prima ancora che nel mistero.
La progressiva perdita delle certezze dovrebbe trasformare la convivenza forzata in un elemento di tensione psicologica, mostrando come l’isolamento possa modificare anche i rapporti tra persone che si conoscono e si amano da anni. La casa è il vero elemento scenografico del film.
L’abitazione è stata infatti progettata per cambiare insieme ai personaggi e mostrare visivamente il passare del tempo. Il deterioramento degli oggetti e degli ambienti diventa quindi parte del racconto, mentre la famiglia è costretta ad adattarsi a una situazione sempre più estrema.
La prima parte è quella che sfrutta meglio questa idea. Il film costruisce una situazione vicina, almeno concettualmente, all’esperienza del lockdown: non poter uscire, non sapere cosa stia succedendo all’esterno e dover organizzare la propria quotidianità in uno spazio ristretto.
Anche Variety ha sottolineato il particolare legame tra la premessa del film e la memoria recente delle restrizioni vissute durante la pandemia, evidenziando come questo elemento renda la situazione iniziale più familiare e inquietante. L’idea iniziale è semplice e funziona proprio perché lascia spazio alle domande: cosa tiene prigioniera la famiglia? Perché non è possibile uscire? Cosa sta accadendo fuori dalla casa?
Quando la storia comincia a fornire risposte, però, il racconto perde parte della sua forza. Alcune spiegazioni risultano meno convincenti della situazione di partenza e il film passa progressivamente dal thriller domestico alla fantascienza più esplicita. È una trasformazione che non tutti i critici hanno apprezzato. The Guardian ha per esempio riconosciuto l’importanza concettuale della componente familiare e della prima parte, ma ha giudicato meno efficace il passaggio verso l’horror fantascientifico. Il giudizio del pubblico è al momento piuttosto tiepido.
Su IMDb, questo film horror thriller su Netflix ha una valutazione di circa 5,5/10, con oltre 20 mila voti, invece su Rotten Tomatoes registra attualmente il 21% di recensioni positive da parte della critica e il 28% di gradimento del pubblico. Questa produzione è quindi uno di quei film che funzionano meglio se affrontati senza aspettarsi una nuova pietra miliare della fantascienza.
Tra i film di fantascienza su Netflix, “The Last House” può quindi essere considerata una scelta per una serata all’insegna del thriller e della sopravvivenza, soprattutto se ti piacciono le storie ambientate in spazi chiusi e le situazioni apparentemente senza via d’uscita.
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