Se stasera hai voglia di un thriller psicologico ma continui a scorrere la home di Netflix come se non ci fosse un domani, potresti recuperare un film britannico che parte come una storia di ribellione sociale e cambia progressivamente pelle. Non è il classico thriller costruito soltanto intorno alla domanda “chi è il colpevole”: qui contano il potere, le apparenze e soprattutto ciò che può nascondersi dietro la rispettabilità di una persona che nessuno avrebbe motivo di sospettare.
“I Came By” è uscito nel 2022, dura circa 110 minuti ed è diretto dall’iraniano-britannico Babak Anvari, già autore dell’horror Under the Shadow. Prodotto da Film4, Two & Two Pictures e New Regency, mette insieme George MacKay, Kelly Macdonald e soprattutto Hugh Bonneville, scelto per un ruolo che gioca deliberatamente contro l’immagine costruita dall’attore in tanti anni di carriera. Il film è ancora disponibile nel catalogo italiano di Netflix, che lo classifica tra thriller e crime britannici.
Toby è un giovane graffitista londinese che insieme all’amico Jay prende di mira le abitazioni delle persone ricche e influenti. Non ruba: entra nelle loro case e lascia sui muri la scritta “I Came By”, una firma politica con cui vuole ricordare ai privilegiati che neppure i loro spazi sono completamente inviolabili. Durante una delle sue incursioni entra nell’abitazione di Hector Blake, ex giudice rispettato e apparentemente irreprensibile, e lì scopre qualcosa che trasforma una provocazione da street artist in una situazione molto più pericolosa.
Una delle qualità del film è proprio la capacità di cambiare prospettiva senza affidarsi a una struttura troppo lineare. Babak Anvari utilizza inizialmente il thriller come lente sulle differenze sociali della Londra contemporanea: Toby appartiene a una generazione arrabbiata, convinta che le istituzioni proteggano soprattutto chi possiede già potere e denaro, mentre Hector Blake rappresenta l’altro lato, quello dell’educazione impeccabile, della carriera prestigiosa, della casa elegante e delle relazioni influenti.
È proprio quando quella superficie comincia a incrinarsi che il film trova il suo elemento più riuscito, affidandolo a Hugh Bonneville. Se lo ricordi soprattutto come Robert Crawley, conte di Grantham in Downton Abbey, preparati a un personaggio completamente diverso. Bonneville sfrutta proprio la familiarità del pubblico con il suo volto rassicurante: Hector Blake parla con calma, conosce perfettamente le regole sociali, sa come comportarsi davanti alla polizia e come utilizzare il proprio status a proprio vantaggio. La minaccia, quindi, non viene esibita ma resta nascosta dietro le buone maniere, ed è probabilmente questa la scelta più riuscita dell’intero film.
Anche il consenso della critica raccolto da Rotten Tomatoes sottolinea quanto l’interpretazione contro tipo di Bonneville riesca a dare forza a un thriller che non sempre raggiunge le ambizioni hitchcockiane da cui sembra partire. George MacKay, già protagonista di 1917 di Sam Mendes, porta invece nel film l’irrequietezza di Toby, mentre Kelly Macdonald, che molti ricordano da Trainspotting, Non è un paese per vecchi e dalla serie Boardwalk Empire, interpreta sua madre Lizzie. Proprio il rapporto tra madre e figlio permette al racconto di abbandonare progressivamente l’idea del semplice home invasion e assumere una dimensione più emotiva.
I Came By mette sul tavolo moltissimi temi: privilegio, razzismo, differenze di classe, potere delle istituzioni, rapporti familiari. A volte sono più numerosi di quanto la sceneggiatura riesca davvero ad approfondire, e il film cambia inoltre più volte punto di vista. Questa scelta, se da una parte impedisce alla storia di diventare prevedibile, dall’altra può spezzarne il ritmo e rendere meno compatta la tensione.
La critica internazionale si è infatti divisa. Rotten Tomatoes registra attualmente il 69% di recensioni professionali positive, mentre il pubblico scende al 49%. Su IMDb il voto è 6,2/10 su circa 40 mila valutazioni, mentre Metacritic si ferma a 57/100, indicando giudizi complessivamente misti.
The Guardian fu particolarmente severo: riconobbe l’efficacia inquietante di Bonneville, ma giudicò molto meno convincente il film che gli era stato costruito intorno. Empire, con un giudizio più equilibrato, arrivò a tre stelle su cinque e indicò proprio nella sorprendente trasformazione dell’attore il motivo principale per cui vale la pena guardarlo. Anche il Wall Street Journal apprezzò l’uso della reputazione rassicurante di Bonneville per costruire un personaggio progressivamente più disturbante.
Ed è probabilmente questa la chiave migliore per recuperarlo oggi. Non aspettarti un thriller perfetto né un nuovo Psycho, ma se stai cercando su Netflix qualcosa di più oscuro del solito crime televisivo, con un’atmosfera britannica, una componente sociale e un attore famoso utilizzato in maniera completamente inattesa, “I Came By” riesce ancora a creare disagio e curiosità.
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