Se ti piacciono i thriller, eccone uno su Netflix uscito nel 2023 che lo è, ma in veste un po’ atipica. Un film che utilizza la tensione per raccontare una storia umana. Un’opera intensa, capace di coinvolgerti senza eccessi, lasciando piuttosto spazio alla riflessione.
Disponibile in streaming c’è “Un giorno e mezzo” (“En dag och en halv”), titolo svedese che segna il debutto alla regia di Fares Fares, alle prese con la costruzione di un thriller emotivo capace di muoversi tra tensione narrativa e introspezione psicologica.
Il film, prodotto dalla Warner Bros. International Televisione Production Sverige, racconta una storia semplice nella sua struttura, ma complessa nelle dinamiche umane e psicologiche, trasformando un sequestro in un viaggio carico di significati. La trama prende avvio da un gesto estremo.
Artan, interpretato da Alexej Manvelov, decide di prendere in ostaggio la sua ex moglie Louise, a cui presta il volto Alma Pöysti, nel tentativo disperato di ricongiungersi con la figlia a lei affidata in via esclusiva. È un atto che nasce dalla frustrazione e dal senso di impotenza.
Non c’è premeditazione criminale nel senso classico. C’è piuttosto una tensione emotiva che esplode. Pressato dalla polizia, Artan accetta l’intervento di un ufficiale di polizia, Lukas, un agente di polizia interpretato dallo stesso Fares Fares, che ha il compito di gestire la situazione e l’unico con cui l’uomo voglia trattare.
Quindi la situazione si trasforma in un confronto continuo tra tre prospettive diverse. Ma gli altri agenti, schierati con più auto, restano alle calcagna della macchina con cui il sequestratore, la moglie e l’ufficiale di polizia si muovono per far incontrare il padre con la figlioletta Cassandra.
La struttura narrativa è lineare ed efficace. Il film, giudicato positivamente con un 83% su Rotten Tomatoes e un valore di 5,8 su 10 su IMDb, si sviluppa quasi interamente durante il tragitto. La strada diventa spazio fisico e simbolico, mentre i chilometri percorsi coincidono con un progressivo svelamento dei personaggi.
Le dinamiche cambiano, le posizioni si ribaltano. Il rapporto tra Artan e Louise, inizialmente dominato dalla tensione, si arricchisce di sfumature, ed emergono ricordi, rimpianti e incomprensioni mai risolte. Ciò che più colpisce di questo thriller su Netflix è proprio la gestione dei personaggi.
Nessuno è ridotto a una funzione narrativa. Artan non è un semplice sequestratore, ma un uomo fragile, incapace di gestire la perdita. Louise non è solo una vittima, ma una figura complessa che porta con sé le proprie ragioni. Lukas, invece, rappresenta una presenza intermedia, rappresenta la legge ma anche un osservatore, chiamato a comprendere più che a intervenire.
La regia punta su un approccio realistico, con un ritmo costantemente sostenuto insieme alla tensione che percepirai. Non ci sono momenti di pausa netta. L’inseguimento della polizia resta sullo sfondo, ma contribuisce a mantenere alta la pressione. Mentre la scelta di ambientare gran parte del film in auto accentua il senso di claustrofobia.
Il tutto è ambientato nella campagna svedese, la quale offre un contrasto interessante. Gli spazi aperti, luminosi e apparentemente tranquilli si oppongono alla tensione interna dei personaggi. Una contrapposizione che rafforza l’impatto emotivo. La bellezza del paesaggio qui non allevia il conflitto, ma lo rende ancora più evidente.
“Un giorno e mezzo” su Netflix parla di tanti temi a noi vicini come la famiglia, la responsabilità e la difficoltà di comunicare. Lo fa mostrando come le relazioni possano deteriorarsi fino a generare gesti estremi. Allo stesso tempo, suggerisce che il confronto, per quanto doloroso, sia sempre necessario.
Scopri altri thriller da vedere su Netflix.
