In un mondo dove la vita e la morte si toccano, dove la scienza osa varcare il confine dell’invisibile, c’è un dramma romantico su Netflix, con il grande Robert Redford protagonista, che ti conduce in un luogo in cui la fede e la ragione si confondono.
È un’avventura nel cuore dell’ignoto, dove la speranza e la disperazione si intrecciano, e ogni risposta porta con sé una nuova domanda. Perché se davvero esiste qualcosa dopo la morte, allora cosa significa davvero essere vivi?
L’idea alla base del film è nata da una domanda del regista: “E se qualcuno dimostrasse che la morte non è la fine, cosa succederebbe davvero al mondo?”.
Si intitola “La scoperta” (“The Discovery”), un film del 2017 diretto da Charlie McDowell (figlio dei famosi attori Malcolm McDowell e Mary Steenburgen), coprodotto e distribuito in streaming da Netflix. E con un cast che include anche Rooney Mara, Riley Keough, Jason Segel e Jesse Plemons.
Si tratta di un’opera (tiepidamente accolta dal pubblico web: 53% apprezzamento Google, 48% Rotten Tomatoes e 6,2/10 IMDb) che mescola fantascienza filosofica e dramma romantico, ambientata in un futuro prossimo in cui la scienza ha dimostrato l’esistenza dell’aldilà.
La storia prende avvio da un’idea sconvolgente: il dottor Thomas Harbor (interpretato da Robert Redford) ha scoperto prove concrete della vita dopo la morte. La notizia sconvolge e provoca una reazione sconvolgente: milioni di persone scelgono di togliersi la vita, convinte di poter accedere a un’esistenza migliore. In questo contesto distorto, il figlio del dottore, Will, torna a casa per confrontarsi con il peso morale della scoperta paterna.
Durante il viaggio incontra Isla (abilmente interpretata da Rooney Mara), una donna tormentata da un dolore personale, e insieme cercheranno di capire se quella “scoperta” è davvero una promessa o solo una condanna.
McDowell, già autore dell’ipnotico “The One I Love”, costruisce un racconto intimo e malinconico che riflette sul confine tra scienza e spiritualità, vita e colpa, amore e perdita.
La premessa fantascientifica è solo un pretesto per indagare il significato più profondo dell’esistenza: cosa ci spinge ad andare avanti, nonostante tutto? Il film ti avvolge in un’atmosfera sospesa, quasi onirica. La fotografia, fredda e desaturata, amplifica il senso di isolamento dei personaggi, mentre la regia procede a tempi lenti, dialoghi essenziali e un linguaggio visivo che lascia spazio al silenzio.
Questa pellicola drammatica su Netflix ti sorprenderà. Oltre l’idea di “spettacolo”, ti porterà invece a profonde riflessioni: è una meditazione visiva sulla fragilità umana, più vicina a titoli come “Se mi lasci ti cancello” che a un classico film di fantascienza.
Apprezzerai sicuramente la performance di Redford, magnetica e piena di sfumature, restituendo al suo personaggio la complessità morale di un uomo che ha cambiato il mondo senza comprenderne le conseguenze. Ma forse Rooney Mara (vista anche in “Effetti collaterali“), con il suo sguardo enigmatico, è la vera anima del film: il suo dolore, trattenuto e misterioso, rappresenta l’umanità che la scienza non può spiegare.
L’alchimia tra i protagonisti regge l’intera narrazione e trasforma un’idea teorica in un dramma profondamente emotivo. Il film non ti darà risposte definitive, e proprio per questo ti resterà impresso. Ogni scelta, ogni parola, ogni sguardo sembra chiedere di interrogarti sul tuo modo di concepire la morte e, di conseguenza, la vita.
Quest’opera è in sintesi una riflessione elegante e malinconica sulla responsabilità della conoscenza, sull’amore come àncora di salvezza e sul mistero che unisce ogni vita. Un film che non si limita a raccontare l’aldilà, ma che ti vuole ricordare quanto prezioso, e fragile, significhi invece “restare qui”.
