Trovare il film giusto per una serata davanti alla tv non è sempre così semplice. Soprattutto quando cerchi un thriller psicologico che sappia creare tensione senza chiederti due ore e mezza di attenzione o una trama troppo complicata da seguire. In questi casi può valere la pena recuperare quei titoli passati un po’ in sordina, magari non perfetti, ma capaci di funzionare bene proprio per una visione serale.
È il caso di “Intrusion”, thriller domestico del 2021 disponibile su Netflix, diretto da Adam Salky e interpretato da Freida Pinto e Logan Marshall-Green. In appena 92 minuti mette insieme una casa isolata, una coppia che prova a ricominciare e un’irruzione notturna che trasforma rapidamente la sicurezza domestica in sospetto. Non è uno di quei film destinati a riscrivere le regole del genere, ma se ami gli home invasion e le storie costruite su segreti, fiducia e pericolo, può essere una scelta interessante da recuperare.
Meera e Henry Parsons hanno lasciato Boston per trasferirsi in una spettacolare casa moderna nel New Mexico, progettata dallo stesso Henry. Lei sta cercando di ritrovare una certa normalità dopo un periodo difficile della propria vita; lui sembra aver costruito intorno alla coppia uno spazio perfetto dove ricominciare.
Quella tranquillità dura poco. Un’effrazione nella loro abitazione viene seguita da un episodio ancora più violento e Meera comincia a interrogarsi su ciò che è accaduto. Alcuni particolari non tornano, le spiegazioni diventano meno convincenti e la sicurezza che associava alla propria casa lascia progressivamente spazio al sospetto.
Fermarsi qui con la trama è quasi obbligatorio. Intrusion vive infatti della progressiva scoperta di ciò che si nasconde dietro la facciata ordinata della vita dei suoi protagonisti.
La casa è probabilmente l’elemento cinematografico più interessante. Grande, geometrica, elegante, immersa in un paesaggio quasi vuoto, dovrebbe rappresentare protezione e controllo. Adam Salky la utilizza invece come una presenza sempre più ambigua. Finestre enormi, spazi aperti e linee pulite non rassicurano: espongono. E quando un film di home invasion riesce a farti guardare diversamente una porta, un corridoio o una stanza, almeno una parte del suo lavoro l’ha fatta.
Il riferimento inevitabile è Panic Room di David Fincher, anche se siamo su livelli cinematografici molto diversi. Lì la casa diventava immediatamente una fortezza assediata; qui il meccanismo è più psicologico. Il dubbio riguarda ciò che è entrato dall’esterno, certo, ma progressivamente anche ciò che potrebbe essere già presente all’interno.
Freida Pinto sostiene buona parte di questo cambio di prospettiva. La sua Meera passa dalla vulnerabilità alla necessità di capire, mentre Logan Marshall-Green lavora su un personaggio più controllato, difficilmente leggibile. La dinamica tra i due è il vero motore del film, molto più dell’azione.
È anche il punto nel quale Intrusion avrebbe potuto osare di più.
La sceneggiatura di Christopher Sparling dispone infatti di diversi elementi interessanti — matrimonio, fiducia, controllo, paura dello spazio domestico — ma tende progressivamente a ricondurli dentro formule abbastanza riconoscibili del thriller. Se frequenti molto il genere, alcune svolte potrebbero arrivare prima nella tua testa che sullo schermo.
La critica internazionale non è stata tenera. Rotten Tomatoes registra attualmente appena il 19% di recensioni positive da parte della critica, contro un 57% del pubblico. Metacritic si ferma a 39/100, con cinque recensioni professionali considerate complessivamente sfavorevoli, mentre il voto IMDb è circa 5,3/10.
I giudizi spiegano abbastanza bene pregi e limiti. The Guardian lo considerò un thriller domestico familiare ma abbastanza godibile, attribuendogli tre stelle su cinque; IndieWire apprezzò soprattutto Freida Pinto e Logan Marshall-Green, pur rimproverando al film di non sviluppare fino in fondo le idee più interessanti. Molto più severo RogerEbert.com, che criticò pesantemente la logica di alcuni comportamenti dei personaggi. Variety, con maggiore equilibrio, lo definì sostanzialmente guardabile ma poco ispirato.
E allora perché recuperarlo?
Perché non tutte le serate richiedono un thriller destinato a essere ricordato per anni. A volte bastano un ambiente inquietante, due protagonisti credibili, qualche sospetto ben piazzato e una durata che non supera l’ora e mezza. Su questo terreno Intrusion sa ancora offrire una visione scorrevole.
Su Netflix è quindi un titolo che consiglierei soprattutto a chi ama i thriller domestici e gli home invasion, accettando qualche passaggio prevedibile in cambio di una storia che arriva rapidamente al punto. Non aspettarti Panic Room. Ma quella casa perfetta nel deserto, dopo qualche minuto, comincerà probabilmente a sembrarti molto meno accogliente.
