Quattro coppie, ville lussuose, cene, figli, amicizie consolidate e uno stile di vita privilegiato fanno da sfondo a una storia che comincia con un incendio e una morte. Da quel momento, la domanda non è più soltanto che cosa sia accaduto, ma quanto si possa davvero conoscere chi ci sta accanto.
Su Netflix un nuovo thriller psicologico costruito su amicizie apparentemente perfette, tradimenti e segreti che emergono poco alla volta, “Il gusto amaro del tradimento” porta dentro una comunità elegante dove nulla è davvero come sembra.
La miniserie olandese, disponibile in streaming dal 10 settembre 2026, è composta da 7 episodi della durata variabile tra 47 e 62 minuti. Il titolo originale è “De Eetclub“, mentre quello internazionale è “The Perfect Lie“. La serie è ideata da Dorien Goertzen e nasce dal bestseller “The Dinner Club” della scrittrice olandese Saskia Noort. Alla regia ci sono Dana Nechushtan e Margien Rogaar, mentre la produzione è affidata a Fiction Valley.
La protagonista è Karen van der Made, interpretata da Loes Haverkort, una donna che si trasferisce con la famiglia a Bergen, località costiera dei Paesi Bassi caratterizzata da un ambiente benestante. Qui Karen entra progressivamente in un gruppo ristretto di persone che conducono una vita apparentemente privilegiata, tra grandi case, cene e occasioni mondane.
Con lei ci sono il marito Michel, interpretato da Teun Luijkx, e altre coppie che sembrano conoscersi da tempo e condividere una solida amicizia. La tranquillità del gruppo viene spezzata quando un incendio distrugge la villa di Evert Struyck, interpretato da Edwin Jonker, che muore mentre la moglie Babette, interpretata da Noortje Herlaar, e i figli riescono a salvarsi. La tragedia cambia completamente la percezione che Karen ha dei suoi nuovi amici.
Quello che sembrava un gruppo affiatato comincia a rivelare crepe sempre più profonde. Le indagini sulla morte di Evert fanno emergere affari poco chiari, relazioni complicate e versioni differenti degli stessi avvenimenti. Il meccanismo narrativo di questa visione nasce da un elemento molto semplice, ovvero che ogni persona sembra custodire qualcosa. La serie non presenta quindi soltanto un mistero da risolvere.
L’incendio diventa il detonatore che permette di osservare da vicino i rapporti tra le quattro coppie. Il decesso avvenuto porta alla luce questioni che erano rimaste nascoste dietro la facciata di famiglie rispettabili e matrimoni apparentemente riusciti. Karen, inizialmente osservatrice esterna, diventa così il punto di accesso dello spettatore a questo mondo. Più conosce gli altri, più comprende che anche il proprio ingresso nel gruppo ha conseguenze che non aveva previsto.
È una struttura particolarmente adatta al thriller corale, dove non c’è una sola relazione da decifrare, ma una rete nella quale ogni legame può modificare la lettura degli altri. L’accoglienza iniziale è positiva ma ancora basata su un numero limitato di recensioni. Su Rotten Tomatoes, la prima stagione registra attualmente l’83% di Tomatometer su 6 recensioni della critica. Su IMDb, invece, la serie si attesta intorno al 6,6/10, sulla base di oltre 1.000 voti nella rilevazione più recente.
Le reazioni sono comunque differenti. Alcuni critici hanno apprezzato la capacità della serie di costruire progressivamente il mistero e di mantenere il dubbio sulle motivazioni dei personaggi. Altri hanno osservato che il tono può avvicinarsi al soap thriller, soprattutto per l’accumulo di relazioni, tradimenti e segreti.
Dorien Goertzen porta sullo schermo una storia già pubblicata nel libro, uscito originariamente nei Paesi Bassi, che era già stato adattato per il cinema; la nuova produzione televisiva amplia però il materiale trasformandolo in una storia distribuita su sette episodi.
La scelta del formato seriale Netflix permette di dedicare maggiore spazio ai rapporti tra i personaggi e di distribuire le informazioni lungo l’intera stagione. Non è quindi soltanto la domanda “chi ha causato l’incendio?” a sostenere il racconto. Il vero motore è capire che cosa si nasconde dietro le relazioni che sembravano più solide.
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