Ci hanno sempre insegnato che l’amore è il traguardo. Che essere in coppia significa essere completi. Anche al cinema. Travolti da commedie romantiche, come quelle in streaming su Netflix, con l’happy ending della coppia perfetta. Ma cosa succede quando, per la prima volta, ci si ritrova davvero soli?
Talvolta infatti è proprio in quel vuoto, fatto di paure e nuove possibilità, che nasce la vera scoperta di sé. Imparare a stare bene con se stessi prima ancora che con qualcun altro è, ugualmente, un traguardo cui aspirare. E questa commedia romantica del 2016 disponibile in streaming vuole puntare proprio su questo, basandosi sul romanzo omonimo di Liz Tuccill, sceneggiatrice tra l’altro della celeberrima serie “Sex and the City”.
Nei panni delle protagoniste, Dakota Johnson e Rebel Wilson, entrambe apprezzate in pellicole di successo. La prima indimenticabile nell’antologia iniziata con “Cinquanta sfumature di grigio“, la seconda maggiormente in titoli ironici e leggeri come “Jojo Rabbit” ma anche “Attenti a quelle due”.
Il film in questione è una commedia romantica che si chiama “Single ma non troppo“, titolo italiano di “How To Be Single”, diretta da Christian Ditter, prodotta Flower Films, New Line Cinema, Wrigley Pictures e distribuita dalla Warner Bros.
Fin dal debutto, ha fatto registrare un grande successo al botteghino, incassando un totale di 111.8 milioni di dollari nel mondo, contro un budget di 38 milioni. Osservando le recensioni e i punteggi sul web, invece, possiamo notare un consenso un po’ più tiepido: 67% di gradimento su Google, 45% su Rotten Tomatoes e 6,1 su IMDb.
Nel guardare questa commedia romantica su Netflix ciò che risalta subito all’occhio come elemento interessante è il modo in cui decostruisce il mito della coppia come unica fonte di felicità. La vera evoluzione della protagonista non coincide infatti con l’inizio di una nuova relazione, ma con la scoperta della propria indipendenza.
In questo senso il film suggerisce che la felicità personale non dipenda necessariamente dall’amore romantico, ma dalla capacità di conoscersi e accettarsi. A essere single si può riuscire bene, male o in modo del tutto imprevedibile. Lo scoprono Alice, Robin, Lucy, Meg, Tom e David, un gruppo di trentenni alle prese con sentimenti incerti e desideri spesso in contrasto tra loro.
Questa coralità arricchisce la narrazione, trasformando il film in un piccolo mosaico delle emozioni contemporanee. Nella frenesia di New York, ognuno insegue qualcosa di diverso: l’amore destinato a durare per sempre, una parentesi senza conseguenze o una via di mezzo che non obblighi a scegliere davvero.
Tra messaggi inviati nel cuore della notte, appuntamenti improvvisati e relazioni che si consumano in fretta, imparano che la solitudine non è solo un vuoto da riempire, ma anche uno spazio in cui capire chi si è davvero.
In “Single ma non troppo”, la città diventa il teatro di una scoperta collettiva: essere single, nella metropoli che non si ferma mai, può essere complicato, confuso, ma anche sorprendentemente liberatorio.
La protagonista Alice è una giovane donna che decide di prendersi una pausa dalla sua relazione storica per capire chi è davvero. Trasferitasi a New York, incontra Robin, collega eccentrica e spregiudicata, che la introduce a un mondo fatto di appuntamenti occasionali, feste e libertà senza vincoli. Ma dietro l’apparente leggerezza, Alice si confronta con dubbi profondi, solitudine e il bisogno di definire la propria identità al di fuori di una relazione.
Al centro di tutto c’è quindi la capacità di raccontare la condizione dei single moderni senza giudizi né stereotipi. Molto apprezzabile l’interpretazione di Dakota Johnson, delicata e credibile in una veste più spensierata del solito. La sua Alice è fragile, confusa, ma autentica. Una ragazza nella quale è facile riconoscersi. Rebel Wilson, invece, offre il contrappunto comico, ma il suo personaggio non è solo una macchietta, rappresenta una visione alternativa e consapevole della libertà.
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