Scopri la recensione di “L’ora d’oro” una serie tv su Netflix con una storia thriller adrenalinica ed un successo mondiale.

Cerchi una serie tv ad altissima tensione e dal forte impatto emotivo? La produzione che ti consigliamo di vedere è una serie televisiva della NPO approdata su Netflix a metà dicembre 2013: perfetta per gli amanti della suspense.

Si intitola “L’ora d’oro” (“The Golden Hour – Het Gouden Uur”), la prima stagione di una miniserie Netflix che ha raggiunto subito grandi consensi con i suoi sei episodi da circa un’ora l’uno. Tanto il clamore suscitato da immaginare sicuramente un prosieguo con una seconda stagione.

Anche questa volta la piattaforma di streaming ha attinto dal mercato internazionale per offrire allo spettatore quello che viene giudicato dai più un nuovo gioiellino per gli amanti del genere seriale tra thriller e poliziesco. Ciò grazie anche alla regia di Bobby Boermans e alla sceneggiatura di Simon de Waal, già autore di un altro show che ha lasciato il segno vincendo anche numerosi riconoscimenti, ovvero “Teheran“.

È molto apprezzata, infatti, la capacità di tenere gli spettatori incollati davanti allo schermo per l’intera durata, inducendo molte persone a farne una vera e propria maratona, magari durante il weekend.

Già dai minuti del pilot, “L’ora d’oro” si presenta come uno show capace di generare una suspence in grado di tenere chi la guarda con il fiato sospeso. Dall’inizio e fino a un finale al cardiopalma che dà adito a immaginare nuovi sconcertanti scenari futuri.

Sconosciuti in Italia gli attori protagonisti, ma davvero capaci di rendere tutto il dramma e lo sconcerto negli spettatori. Loro sono Nasrdin Dchar, Ellen Parren, Nabil Mallat, Abbas Fasaei.

Se andiamo ad analizzare i giudizi e le recensioni del popolo del web, possiamo osservare quanto in linea generale essi siano sostanzialmente positivi. Gli utenti di Google hanno giudicato positivamente la serie con una percentuale dell’89%, mentre sul sito IMDb la valutazione è di 7,3 stelline su 10.

Le principali note tecniche che caratterizzano questa produzione europea sono il montaggio sempre scattante, un ritmo che non cala mai, e la presenza interessante dei flashback, che fanno comprendere la grande amicizia che legava i protagonisti quand’erano due bambini in Afghanistan prima di vederli nel presente su fronti opposti.

C’è una precisazione però da fare: la serie è molto dura e cruda in quello che porta in scena. Per questo motivo, è dedicata a un pubblico non estremamente sensibile a scene legate agli orrori della guerra e del terrorismo.

Obiettivo dei produttori, infatti, era offrire uno spettacolo molto reale, che denunciasse la brutalità dei gesti che purtroppo la cronaca quotidiana mondiale racconta.

Il protagonista è Mardik, un detective di origini afghane. L’uomo scopre che il suo vecchio amico d’infanzia Faysal è giunto in Olanda. Improvvisamente un avvenimento scabroso cambia lo scenario: un attacco terroristico ad Amsterdam il giorno seguente.

Mardik sospetta che sia proprio Faysal ad avere qualcosa a che fare con l’accaduto.

Ma sarà combattuto tra il suo dovere e il vecchio affetto che lo lega a lui. Nel frattempo, un’agente dell’AIVD di nome Joelle Walters sta indagando sul caso e non si fida di Mardik. L’indagine si infittirà sempre di più.

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