Per gli amanti di serie brevi, da vedere in pochi giorni, che affrontino il mondo dei sentimenti moderni con ironia, ecco che dalla Svezia è presente su Netflix una proposta interessante. In “Diario dei miei due di picche” non ci sono incontri perfetti o grandi storie d’amore costruite secondo le regole più rassicuranti della commedia romantica, ma appuntamenti imbarazzanti, uomini che spariscono, segnali d’allarme ignorati e quella domanda che, prima o poi, può affacciarsi nella mente di chi continua a cercare senza successo: perché sembra così difficile trovare qualcuno?
Distribuita internazionalmente come “Diary of a Ditched Girl“, questa è una miniserie svedese del 2025 composta da 7 episodi di circa 30 minuti l’uno. È arrivata su Netflix l’11 settembre 2025 ed è una produzione di Jarowskij/Yellow Bird, basata sul romanzo di Amanda Romare. La serie è stata sviluppata da Tove Eriksen Hillblom e Moa Herngren, con Emma Bucht come concept director e Susanne Thorson alla regia.
Su IMDb, al momento della verifica, ha una valutazione di 6,4 su 10, basata su circa 2.600 voti degli utenti. Il punteggio colloca la serie in una fascia di accoglienza discreta, confermando una ricezione non unanime ma comunque positiva per la maggior parte del pubblico.
La protagonista è Amanda, interpretata da Carla Sehn, già vista anche in “Åremorden – Gli omicidi di Åre”, una donna di 31 anni che vive a Malmö e che, nonostante una lunga serie di delusioni sentimentali, non è ancora pronta a rinunciare. Decide così che è arrivato il momento di cercare di nuovo l’amore, o almeno di provare a costruire una relazione. Il problema è che il dating contemporaneo sembra aver trasformato ogni incontro in un percorso a ostacoli.
Tra avventure fugaci, appuntamenti organizzati attraverso le app e uomini che sembrano incapaci di trasformare un primo incontro in qualcosa di più, Amanda accumula una lunga serie di due di picche. Eppure continua a provarci. La serie segue questa estate di incontri attraverso episodi dedicati a diverse esperienze: c’è il consulente, il barista, lo speed dating, Tinder, un vicino di casa e persino il ritorno di una vecchia fiamma.
I titoli degli episodi anticipano già la struttura del racconto, costruito come una successione di incontri e possibilità che sembrano poter cambiare la situazione, salvo poi complicarla ulteriormente. Ma questa miniserie su Netflix non racconta soltanto le disavventure sentimentali della protagonista.
Accanto ad Amanda c’è sua sorella Adina, interpretata da Moah Madsen, e un gruppo di amiche con cui condivide dubbi, delusioni e tentativi di capire cosa significhi davvero cercare una relazione quando ogni incontro può trasformarsi rapidamente in un’altra storia da raccontare alle persone più vicine. Il punto centrale non è quindi scoprire semplicemente quale uomo conquisterà Amanda.
La serie è più interessata a raccontare la sua ostinazione, la vulnerabilità che comporta continuare a esporsi al rifiuto e la difficoltà di non trasformare ogni fallimento sentimentale in un giudizio su se stessi. “Diario dei miei due di picche” parte quindi dagli elementi riconoscibili della commedia romantica, ma sceglie un approccio meno rassicurante.
Il dating non viene rappresentato come una serie di simpatici incidenti destinati inevitabilmente a portare al grande amore. Al contrario, racconta quella zona molto più confusa in cui spesso si muovono le relazioni, ovvero si può capire perfettamente che qualcuno non sia adatto a noi e continuare ugualmente a sperare che le cose cambino.
Netflix descrive la produzione anche come una dramedy sincera e bizzarra, con elementi di sorellanza e rapporti familiari. È una definizione che aiuta a comprendere il tono di questa visione, capace di alternare momenti divertenti a situazioni più amare senza trasformare le difficoltà sentimentali della protagonista in un dramma eccessivamente cupo.
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