Scopri la recensione della miniserie islandese I delitti di Valhalla su Netflix, una storia inquietante con un mistero da risolvere.
Si basa su un terrificante fatto realmente accaduto la prima produzione seriale prodotta in Olanda e trasmessa nel 2020 in tutto il mondo da Netflix. Con le sue otto puntante di circa 50 minuti l’una, una miniserie thriller ispirata a un fatto di cronaca che aveva fatto molto clamore.
Il suo titolo è “I delitti di Valhalla” (“Brot” il suo titolo originale), uno show che ha ottenuto anche un buon apprezzamento di pubblico con una percentuale del 79% su Google, un punteggio di 7,1 su 10 su IMDb e con una valutazione del 75% risultante dalle recensioni su Rotten Tomatoes.
Quella che viene delineata è una realtà oscura, davvero raccapricciante, che evidenzia due delle piaghe più tremende della società umana: i maltrattamenti sui bambini e la pedofilia. E più ci si addentra nella narrazione, più il tono diventa cupo e pieno di tensione.
Diretta da Thordur Palsson, questa miniserie Netflix in streaming è scritta da Margrét Ornólfsdóttir, Ottó Geir Borg e Mikael Torfason insieme allo scrittore di thriller e poeta Óttar M. Norðfjörð. Gli attori protagonisti sono Bjorn Thors e Nina Dogg Filippusdottir, due poliziotti impegnati a trovare il colpevole.
Come accade di frequente, i racconti che provengono dalle terre più fredde sono naturalmente portatori di un innato noir, reso ancor più intenso dai toni grigi e azzurri in cui si viene immersi e dal bianco avverso della neve.
La storia scorre dunque naturalmente e senza forzature come il miglior poliziesco scandinavo, con personalità quasi di ghiaccio con le quali lo spettatore ci metterà qualche tempo per familiarizzare. Le ferite che vengono raccontate sono talmente profonde da lasciare sconcertati.
Basta visionare il trailer ufficiale su Youtube per poter rabbrividire davanti a certe immagini che evocano tremendi scenari. Vedere come tanti ragazzini siano divenuti ormai adulti, con le loro vite e le loro famiglie, senza poter dimenticare mai un passato fatto di dolore, violenza e verità purtroppo insabbiate. Infanzie spezzate insomma.
Come descritto in un articolo sul sito web di MEAWW: “Alla fine degli anni Quaranta, un evento quasi simile ebbe luogo nella remota Islanda. Un’istituzione statale…ospitava giovani in difficoltà di età compresa tra i 7 e i 14 anni. Questi giovani furono picchiati e maltrattati dai membri dello staff. Sebbene in realtà non sia stato commesso alcun omicidio (contrariamente a quanto mostrato con licenza artistica nella serie) il fatto causò molto rumore mediatico e i bambini furono risarciti finanziariamente”.
Ecco lo spunto di cronaca di vita vera da cui la miniserie prende le mosse. La trama racconta di una fredda Reykjavik, sconvolta da una repentina crescita di omicidi.
Allertate le forze dell’ordine, ben presto viene compreso che non si tratta di semplici morti frutto del caso, ma c’è qualcosa che le tiene tutte unite.
L’investigatore locale capo, Kata, è forte, determinata, e si mette a collaborare con un enigmatico detective norvegese, Arnar, uomo freddo, autoritario e con una vita privata tormentata. Gli omicidi aumentano e le cose sembrano depistarli, ma a un certo punto emerge un fattore comune: l’orfanotrofio chiamato Valhalla dove 35 anni prima si erano verificati crimini orribili.
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