Scopri la recensione e guarda il trailer di una serie tv in 10 episodi su Netflix sul fenomeno dei predicatori religiosi nella società odierna.
Tra le serie televisive più interessanti e originali in streaming su Netflix degli ultimi anni c’è un titolo conosciuto da pochi, ma che può piacevolmente colpire l’attenzione, nonostante sia stata fermata alla prima stagione. Composta da 10 episodi, questa produzione seriale creata e prodotta da Michael Petroni, vede nei panni della protagonista femminile Michelle Monagnan (“Lo spaccacuori”, “Un amore di testimone”, “Somewhere”) e in quello maschile uno sconosciuto in Italia ma perfetto Mehdi Dehbi.
Si intitola “Messiah”, pubblicata nel 2020 con la sua storia drammatica a tratti thriller, e densa di tensione emotiva. Questa miniserie tv di Netflix affronta un tema molto accattivante, ovvero quello della fede ai giorni nostri, raccontando le gesta di un uomo che viene chiamato Messia ma che in realtà potrebbe essere un semplice impostore.
Volendo analizzare l’apprezzamento da parte del popolo del Web, abbiamo una valutazione dell’87% su Google, un punteggio di 7,6 su 10 su IMDB, e dell’88% sul sito aggregatore di recensioni, Rotten Tomatoes. A sottolineare un interesse del pubblico, che sicuramente già nel trailer su Youtube è molto tangibile.
È proprio tutto il carisma del protagonista a catturare l’attenzione con una trama di per sé anche piuttosto originale e raccontata in maniera tale da generare suspense. A livello di ambientazione, ci si trova tra Medio Oriente e Stati Uniti d’America, dunque tra Oriente e Occidente, in continuo conflitto culturale ma che si scopriranno essere accomunati da qualcosa di superiore, ciò che è legato all’ambito della credenza religiosa o comunque di qualcosa di soprannaturale.
In un mondo diviso da ideologie e lotte, cosa succederebbe se entrasse in scena un nuovo e contemporaneo messia? A cosa credere e, soprattutto, a chi credere se la società manovra le sue pedine attraverso false notizie e fenomeni creati ad hoc per destabilizzare gli Stati e i cittadini?
Ecco alcuni degli interrogativi che possono emergere dalla visione di “Messiah” su Netflix. Il discorso parallelo tra quanto accade in Medio Oriente e negli Stati Uniti arricchisce la narrazione, soprattutto nel far emergere le possibili conseguenze del fanatismo.
L’elemento portante dell’intero racconto è quello dell’inganno e del credere in ciò che si desidera oppure in quello in cui si ha bisogno, non in fatti dimostrabili dal punto di vista scientifico. Con le numerose conseguenze possibili.
Passando alla trama, ci troviamo in un’epoca contemporanea nella città di Damasco, al centro dello scontro con l’Isis che sta invadendo le sue strade. È in questa circostanza che fa la sua apparizione un misterioso uomo in tunica gialla, il quale inizia una predica pubblica rassicurando la popolazione che Dio li salverà. Nemmeno a dirlo, la città non viene invasa grazie al sopraggiungere di una violenta tempesta di sabbia. L’uomo, acclamato dalla folla come Al-Massih, il Messia, guida così duemila persone dalla Siria fino al confine con Israele.
Questo misterioso personaggio presto sparirà per riapparire in Texas, davanti a una chiesa in procinto di essere rasa a suolo da un uragano. Quell’edificio sarà l’unico a rimanere in piedi, e grazie a questo secondo stupefacente gesto viene indicato come salvatore anche da coloro che professano la fede cristiana. Da qui in poi inizieranno le investigazioni della Cia, nella persona dell’agente Eva Geller, che apriranno nuovi inquietanti scenari.
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