Nel territorio ambiguo dove il pericolo si confonde con il desiderio nasce una delle serie più originali e influenti degli ultimi anni. Apparentemente un thriller di spionaggio, in realtà un racconto molto più profondo: una storia di ossessione reciproca, identità frammentate e attrazione distruttiva, raccontata con ironia, stile e una scrittura sorprendentemente audace.
Su Netflix puoi cercare una serie che, se non hai ancora mai visto, vale la pena scoprire con i suoi 32 episodi lungo 4 stagioni tutte da godere.
Creata nel 2018 per BBC America e basata sulle novelle Villanelle di Luke Jennings, si intitola “Killing Eve”, disponibile in streaming sulla piattaforma americana da dicembre 2025. Un vero e proprio fenomeno seriale che vede protagoniste Sandra Oh, amatissima Cristina di “Grey’s Anatomy”, e Jody Comer, la Kate di “Doctor Foster”.
Se te la fossi precedentemente persa su Tim Vision e Sky, sappi che rappresenta una storia imperdibile per la originalità, una visione diversa dal solito e che prende tutto il meglio dal suo genere di riferimento.
La forza di questa produzione che vanta gradimenti elevati (87% su Google, 80% su Rotten Tomatoes e 8,1/10 su IMDb) sta nel rapporto tra le due protagoniste. Non si tratta semplicemente di una cacciatrice e della sua preda, ma di uno specchio deformante.
Eve vede in Villanelle una libertà che non si è mai concessa, Villanelle riconosce in Eve qualcuno che finalmente la guarda davvero. Il loro legame è fatto di inseguimenti, silenzi, incontri mancati e improvvise collisioni emotive.
Al centro della storia ci sono infatti Eve Polastri, analista dell’MI6 brillante ma insofferente alle regole. Eve non è l’eroina classica: è curiosa, imperfetta, spesso impulsiva. La sua vita ordinaria viene sconvolta quando inizia a dare la caccia a una killer professionista tanto letale quanto imprevedibile: Villanelle, interpretata dalla Comer in uno dei ruoli più iconici della televisione contemporanea.
Villanelle non è solo un’antagonista. È un enigma vivente. Elegante, crudele, infantile e sofisticata allo stesso tempo, si muove nel mondo come se fosse un gioco costruito per il suo divertimento. Girata anche in Italia, questa produzione vede nel cast della prima stagione anche il bravissimo e compianto Remo Girone, nei panni di un boss della mafia che deve essere ucciso.
Dal punto di vista stilistico, questa serie ora su Netflix è interessante perchè rompe continuamente le aspettative del genere spy. I toni oscillano tra thriller, dark comedy e dramma psicologico, con dialoghi affilati e una colonna sonora che gioca un ruolo fondamentale nel definire l’identità dello show.
Ma “Killing Eve” è anche una serie che parla di identità femminile in modo raro per il piccolo schermo. Le sue protagoniste non chiedono di essere giustificate o comprese: esistono nella loro complessità, sbagliando, desiderando, distruggendo.
È proprio questa libertà narrativa a renderle così potenti e memorabili. Resta innegabile il suo impatto culturale, ridefinendo il modo di raccontare le anti-eroine, dimostrando che tensione e introspezione possono convivere con stile e sarcasmo.
Non dimentichiamo, infine, che quest’opera per il piccolo schermo ha portato a casa numerosi premi, tra cui Golden Globe, Emmy Awards, BAFTA Tv Awards e Critics Choice Awards (in particolare il BAFTA come Miglior serie drammatica nel 2019 e premi individuali per le sue attrici).
Insomma, proprio qualcosa che vale la pena ricercare su Netflix se vuoi seguire una serie che non ti accompagni per mano, ma che ti provochi e ti metta a disagio. Perché, una volta entrato nel suo gioco, diventa impossibile capire chi sta davvero dando la caccia a chi.
