La vita è davvero imprevedibile e, quando meno ce lo aspettiamo, manda all’aria i nostri piani. Non sempre in negativo… Nel panorama del cinema italiano degli ultimi anni, su Prime Video emerge un’opera carica di sensibilità, dolore trattenuto e speranza. Un esordio nella finzione per il regista Gianni De Blasi che punta dritto al cuore con delicatezza, e vede Diego Abatantuono e Biagio Venditti protagonisti.

Prodotto da Medusa Film e tratto dall’omonimo romanzo di Lorenzo Licalzi, L’ultima settimana di settembre intreccia il dolore di un anziano scrittore con la solitudine di un adolescente, nell’inevitabile costruzione di un legame familiare ritrovato.

Ambientata nella Puglia del 2017, la storia vede protagonista Pietro Rinaldi, ex scrittore ormai sfinito dalla vita dopo la perdita della moglie. Ha deciso di porre fine ai suoi giorni proprio nel giorno del suo compleanno, ma il fato ha in serbo un colpo di scena drammatico: la figlia e il genero muoiono in un incidente, e Pietro si ritrova a dover prendersi cura del nipote adolescente Mattia, un ragazzo che non lo ha mai chiamato nonno.

Decide quindi di portarlo dallo zio Marcello, che vive a Roma, perché si ritiene incapace di occuparsi del ragazzo in prima persona. È così che il burbero e cinico pensionato si ritrova ad affrontare un viaggio on the road, in una vecchia Citroën DS, da Lecce alla Capitale con Mattia: poche parole, moltissimi silenzi e incontri apparentemente casuali ma significativi, cambieranno per sempre la vita di entrambi.

La regia di De Blasi è sobria e attenta ai gesti quotidiani che possono ricucire un rapporto. Il legame tra nonno e nipote non è idealizzato: cresce lentamente, tra scontri e piccoli gesti essenziali. Le tensioni e le difficoltà emotive iniziali si sciolgono durante il viaggio, che diventa simbolo della loro lenta apertura emotiva. Attraversare strade provinciali, incontrare persone diverse e vivere esperienze semplici contribuisce a rimarginare ciò che il dolore aveva spezzato.

La sceneggiatura, firmata dallo stesso regista insieme ad Antonella Gaeta e Pippo Mezzapesa (anche affermato regista che ha firmato titoli come “Ti mangio il cuore” e “Il bene mio”), riesce a trasporre l’intimità e la tenerezza del romanzo trasformandole in sequenze visive capaci di restituire il senso di una “formazione affettiva” lenta e autentica.

Fondamentale nel film, ovviamente, è il rapporto tra Pietro e Mattia, reso magistralmente dai due protagonisti.

Diego Abatantuono, noto soprattutto per i ruoli comici come in “2061 – Un anno eccezionale”, dimostra qui tutta la padronanza del registro drammatico che ha espresso in pellicole come “Tutto il mio folle amore” e “Mediterraneo” (premio Oscar al miglior straniero): il suo Pietro è un uomo stanco, ma non rassegnato, un burbero che cela una fragilità profonda.

Biagio Venditti, al suo primo film dopo l’esperienza nella serie tv “Di4ri”, restituisce credibilmente le paure, i silenzi, i pensieri di un adolescente orfano che si sente estraneo a un nonno che non ha mai conosciuto.

Il film ha riscosso anche un riconoscimento istituzionale importante: ha infatti conquistato durante l’evento Ciné – Giornate di Cinema di Riccione, il Premio ANICA 80, che celebra le opere prime del cinema italiano. È un segnale significativo: De Blasi, con la sua opera d’esordio, si è guadagnato l’attenzione della critica e dell’industria, in un momento storico-culturale in cui il cinema intimo e riflessivo fatica spesso a trovare spazio.

Eppure, ciò che rende L’ultima settimana di settembre particolarmente efficace è proprio la sua misura: è un film che non urla, che non si abbandona a grandiosi climax, ma parla piano.

La morte non è un evento spettacolare, ma un punto di partenza; il viaggio su una vecchia auto non è solo geografico, ma simbolico; i dialoghi non sono battaglie verbali, ma piccoli tentativi di comprensione e affetto. In questo senso, il film è un tuffo nell’umanità più autentica, nelle crepe dolorose della perdita e nella lenta resurrezione che nasce dall’accettazione e dallo sguardo dell’altro.

È un racconto di lutto e rinascita, di silenzi condivisi e dialoghi che fioriscono piano, ma che – alla fine – trasformano due esistenze isolate in un legame autentico.

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