La vendetta, al cinema, somiglia quasi sempre a una crepa che si allarga in silenzio, fino a inghiottire tutto. È dentro questa frattura che si muove un action thriller del 2022 diretto da Jared Cohn, ora disponibile su Prime Video, un film costruito intorno al più classico dei tarli che si insinua nella mente umana quando la giustizia non basta più.
Il protagonista di “Vendetta” è William Duncan, interpretato da Clive Standen, volto noto al pubblico televisivo per Vikings. È un padre, un marito, un uomo ordinario con una famiglia da portare avanti e una quotidianità riconoscibile. La sua vita cambia quando la figlia viene uccisa da una banda criminale. Il dolore, però, non trova un argine nelle aule di tribunale. La prospettiva di una pena troppo lieve accende in William qualcosa di irrimediabile: non più solo rabbia, ma il bisogno feroce di rimettere ordine nel mondo attraverso la violenza.
Da qui la pellicola entra nel territorio del revenge movie più classico, ma lo fa senza cercare troppe deviazioni psicologiche. Il film procede dritto, quasi ruvido, come una corsa notturna verso un punto di non ritorno.
William sceglie di farsi giustizia da solo e la sua decisione lo trascina in una spirale che coinvolge criminali, trafficanti, uomini abituati a vivere dentro la minaccia. La trama non punta sulla sorpresa a tutti i costi, ma sulla progressiva trasformazione del protagonista: il padre ferito diventa un uomo capace di varcare una soglia dalla quale non è detto si possa tornare indietro.
Nel cast spicca Bruce Willis nel ruolo di Donnie Fetter, figura legata al mondo criminale e padre di uno degli uomini coinvolti nella tragedia. La presenza dell’attore aggiunge inevitabilmente un peso malinconico al film, perché “Vendetta” appartiene alla fase finale della sua carriera cinematografica.
Accanto a lui ci sono Thomas Jane, Theo Rossi e Mike Tyson, quest’ultimo, con i suoi trascorsi di campione di pugilato, contribuisce a dare al racconto un’aria sporca, da sottobosco criminale americano.
Il film non ha la complessità morale dei grandi classici del genere e in alcuni passaggi preferisce l’effetto immediato alla profondità. Ma proprio questa natura essenziale ne rappresenta l’identità. La pellicola funziona quando resta vicino alla ferita originaria di William, quando mostra la vendetta non come liberazione, ma come contagio.
C’è anche un dettaglio che rende la visione più contemporanea di quanto sembri: il conflitto tra giustizia pubblica e impulso privato. Il film non lo analizza con finezza teorica, ma lo mette in scena in modo istintivo e così William, oltre a essere il nemico dei suoi nemici, diventa anche il sintomo di una società che non riesce più a fidarsi dei propri meccanismi di protezione.
Il punto più interessante dell’opera proposta da Prime Video non è tanto l’originalità della storia, quanto la sua adesione a un immaginario preciso: è un film secco, muscolare, diretto a chi cerca un racconto di rabbia, lutto e resa dei conti. Le sue immagini abitano un mondo in cui la legge sembra arrivare sempre un passo dopo, mentre i personaggi si muovono tra motel, locali, strade buie e stanze dove ogni conversazione può trasformarsi in minaccia.
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