Su Prime Video c’è un film che appartiene a quella stagione di commedie americane in cui il makeover era quasi una religione: cambiavano vestiti, capelli e sicurezza, ma sotto la superficie restava sempre la stessa domanda, cioè quanto pesi davvero essere guardate dagli altri.
La coniglietta di casa (titolo originale The House Bunny) è una pellicola del 2008 diretta da Fred Wolf. Al centro della storia c’è Shelley Darlington, interpretata da Anna Faris, una coniglietta di Playboy convinta di avere finalmente trovato il proprio posto nel mondo. Vive dentro una bolla fatta di feste, sorrisi, corpi perfetti e regole non scritte. Poi, da un giorno all’altro, viene mandata via. Troppo grande per restare lì, troppo impreparata per capire cosa fare fuori da quel sistema.
Shelley non è una donna costruita per sopravvivere nella realtà ordinaria. È ingenua, vanitosa, fuori misura, ma anche più generosa di quanto sembri. Quando finisce nel campus universitario e incontra le ragazze della confraternita Zeta Alpha Zeta, trova un gruppo che vive il problema opposto al suo: loro non sono viste da nessuno, lei è sempre stata vista troppo, e spesso nel modo sbagliato.
Le Zeta rischiano di perdere la loro casa perché non riescono ad attirare nuove iscritte. Sono considerate strane, impacciate, poco desiderabili, lontane dall’immagine vincente delle altre confraternite. Shelley decide allora di aiutarle usando l’unico linguaggio che conosce: trucco, vestiti, seduzione, sicurezza ostentata. La trasformazione esterna diventa il motore della commedia, ma anche il punto più discutibile e, a modo suo, più interessante del film.
Visto oggi, La coniglietta di casa racconta molto del gusto anni Duemila. È una commedia leggera, colorata, spesso grossolana, piena di gag fisiche e battute che appartengono a un’epoca precisa. Non tutto è invecchiato bene. Alcuni passaggi insistono su stereotipi facili, il rapporto con il corpo femminile è trattato con una disinvoltura che oggi può apparire problematica, e il film sembra oscillare continuamente tra critica della superficialità e celebrazione dello stesso modello che vorrebbe mettere in discussione.
Il punto di forza dell’opera da vedere su Prime Video resta Anna Faris. Shelley poteva diventare una caricatura insopportabile, Faris, invece, le dà ritmo, goffaggine, candore e una comicità fisica molto precisa.
Accanto a lei c’è un cast che oggi fa un certo effetto rivedere. Emma Stone, prima dell’esplosione definitiva della sua carriera con film da Oscar come La La Land e Birdman, interpreta Natalie, una delle ragazze della confraternita. Con lei ci sono Kat Dennings, Rumer Willis, Katharine McPhee e Colin Hanks.
La critica ha espresso pareri contrastanti rispetto a questa commedia che ancora oggi, su Rotten Tomatoes, non va oltre il 43%di valutazioni positive con il pubblico che invece attribuisce il 50% di gradimento, in linea con quanto restituisce IMDb dove il voto medio raggiunto è 5,6 su 10. Sono numeri coerenti con un film che non ha mai avuto l’ambizione di diventare un classico della commedia americana, ma che ha conservato nel tempo una riconoscibilità legata soprattutto alla presenza di Anna Faris e al clima pop di quegli anni.
Disponibile su Prime Video, La coniglietta di casa resta una commedia sentimentale e universitaria rumorosa, imperfetta, piena di limiti ma anche di una certa energia. Non è un film sottile e forse tratta il tema dell’autostima femminile con suerficialità, però intercetta bene una fantasia tipica del cinema pop anni Duemila: quella di cambiare immagine per scoprire, magari con un certo ritardo, che il problema non era soltanto l’immagine.
Il risultato è una commedia da guardare con lo sguardo di oggi, sapendo che arriva da un’altra stagione culturale e che, dunque può mostrare parametri forse un po’ superati. Resta però centrale un tema quello di sapersi far accettare senza dover diventare necessariamente qualcun altro.
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