Roma non è solo la città eterna delle cupole e dei tramonti sul Tevere. È anche la capitale delle sue periferie, delle strade polverose che raccontano una vita diversa, fatta di rabbia, speranza e piccoli gesti di sopravvivenza. Una città che il grande schermo ha raccontato e racconta con rabbia e poesia.
Da Accattone a Mamma Roma di Pier Paolo Pasolini, da Romanzo Criminale a Suburra, il cinema italiano ha più volte guardato a queste periferie, e in questo caso a quella delle borgate romane, come ad un luogo simbolo di contraddizioni, sogni infranti e piccole rivoluzioni quotidiane, un microcosmo dove tutto si mescola – la violenza e la tenerezza, la speranza e la colpa, la fede e la disillusione.
Le borgate diventano così uno specchio dell’anima collettiva, dove ogni gesto, ogni sguardo, è una dichiarazione di esistenza. In questo solco si inserisce “Cuori Puri”, film drammatico diretto da Roberto De Paolis, presentato al Festival di Cannes 2017 e oggi disponibile in streaming su Prime Video. Un’opera che sceglie la via più difficile: raccontare la purezza e la colpa, la grazia e la caduta, senza giudizio e senza retorica.
Prodotto da Young Films e Rai Cinema con il contributo del MiBACT, distribuito in sala da Cinema di Valerio De Paolis, il film – che in sala ha superato i 200 mila euro d’incasso – ha trovato la sua vera consacrazione tra gli spettatori online: il 70% degli utenti Google ne ha lodato l’autenticità, mentre IMDb gli assegna un 6.7/10, con critiche entusiastiche per la sua forza emotiva e la regia sobria e incisiva.
Al Festival di Cannes fu in concorso per la Camera d’or, mentre ai David di Donatello 2018 ottenne la candidatura come miglior regista esordiente. Diverse anche le nomination ai Nastri d’Argento, ai Globi d’Oro e ai Ciak d’Oro.
Ma i premi sono solo una cornice. Ciò che colpisce in Cuori Puri è la capacità di De Paolis di entrare nel tessuto della vita reale, catturando la fragilità di chi vive ai margini e cerca, disperatamente, un riscatto. È un film che mescola vita e di contraddizioni, che parla di giovani emarginati, di amore e fede come strumenti di sopravvivenza, ma anche come limiti da oltrepassare.
Il cuore della storia è il legame tra Agnese (interpretata da Selene Caramazza) e Stefano (Simone Liberati). Lei, diciottenne devota, vive accanto a una madre profondamente cattolica e si è promessa di arrivare vergine al matrimonio. Lui, venticinquenne dal passato turbolento, lavora come custode in un parcheggio accanto a un campo rom. Due mondi lontanissimi che si urtano, si attraggono e infine si fondono, in una Roma periferica dove la redenzione non è mai scontata.
Attorno a loro, figure intense come Edoardo Pesce (Dogman, Io sono Mia) nel ruolo di Lele, e Stefano Fresi (Romanzo Criminale, Sconnessi) nei panni di Don Luca, un prete che rappresenta il fragile confine tra fede e umanità.
De Paolis firma un film intimo, realistico, poetico e disturbante insieme, girato con macchina a mano, luce naturale e dialoghi scarni che restituiscono l’autenticità di un’Italia poco raccontata ma tremendamente vera. Non ci sono eroi, né santi: solo esseri umani che cercano un equilibrio tra il corpo e lo spirito, tra la strada e il cielo.
Oggi, su Prime Video, Cuori Puri è un film da riscoprire assolutamente. Perché parla di noi, dei nostri limiti e delle nostre contraddizioni, con la lingua semplice della verità. E perché ricorda che anche nelle periferie dell’anima, può ancora nascere la grazia.
