Se ti dicessero che uno dei film d’azione più divertenti degli ultimi anni nasce dal remake di un cult anni Ottanta, probabilmente il primo istinto sarebbe quello di diffidare. Ed è comprensibile. Hollywood ha spesso riesumato vecchi successi limitandosi ad aumentarne muscoli, esplosioni e budget. Stavolta, però, qualcosa funziona.
Tra i film d’azione su Prime Video che meritano ancora una visione c’è una produzione del 2024 diretta da Doug Liman, regista che con The Bourne Identity ed Edge of Tomorrow ha dimostrato di saper dare velocità alle immagini senza trasformare ogni sequenza in una confusa successione di effetti speciali.
Il titolo è “Road House”, disponibile su Prime Video, con Jake Gyllenhaal nei panni di un ex combattente UFC che tenta di convivere con un passato parecchio ingombrante. Il film dura poco meno di due ore ed è una produzione Amazon MGM Studios/MGM, concepita come rilettura contemporanea del celebre Il duro del Road House del 1989 con Patrick Swayze. E qui conviene chiarire subito una cosa: cercare continuamente Swayze dentro Gyllenhaal sarebbe probabilmente il modo peggiore per guardarlo.
“Road House”
Elwood Dalton vive ai margini del mondo dei combattimenti. È stato un atleta professionista, conosce perfettamente il proprio corpo e soprattutto sa quanto può diventare pericoloso quando perde il controllo.
L’occasione per cambiare aria arriva da Frankie, proprietaria di un locale nelle Florida Keys tormentato da bande violente che sembrano intenzionate a renderle impossibile continuare l’attività. Dalton accetta di lavorare come responsabile della sicurezza. Quello che all’inizio appare come un incarico per tenere a bada qualche cliente ubriaco diventa rapidamente qualcosa di molto diverso.
Fermiamoci qui con la trama. Perché Road House vive soprattutto della progressiva escalation e anticipare troppo significherebbe togliere buona parte del divertimento.
Il Dalton interpretato da Jake Gyllenhaal è interessante proprio perché non cerca di imitare quello di Patrick Swayze. Il protagonista di Donnie Darko, Zodiac, Lo sciacallo – Nightcrawler, The Guilty e Guy Ritchie’s The Covenant costruisce un combattente apparentemente tranquillo, quasi gentile, attraversato però da una violenza che percepisci molto prima di vederla esplodere.
L’attore affrontò una preparazione fisica specifica per rendere credibili le sequenze legate alle arti marziali miste. La trasformazione è evidente, ma Liman evita almeno in parte di ridurre il personaggio alla semplice esibizione muscolare.
Poi arriva Conor McGregor. L’ex campione UFC interpreta Knox e sembra entrare nel film provenendo direttamente da un’altra pellicola: esagerato, provocatorio, rumoroso, continuamente sopra le righe. La misura non appartiene al personaggio e probabilmente sarebbe stato persino sbagliato cercarla.
È anche il punto in cui Road House abbandona definitivamente qualsiasi pretesa di realismo e decide di divertirsi con la propria natura di action movie.
La critica internazionale si è divisa proprio su questo equilibrio. The Guardian gli ha assegnato tre stelle su cinque, apprezzando soprattutto l’energia dei combattimenti e la presenza di McGregor pur rilevando debolezze nella trama e nei personaggi secondari. Variety, invece, ha sottolineato l’abilità di Liman nel trasformare il materiale originale in un action moderno, violento e stilisticamente molto più consapevole. Vanity Fair ne ha riconosciuto il carattere piacevolmente spettacolare, pur criticando alcuni effetti digitali poco convincenti.
E’ un action con una propria personalità. Sporco, solare, assurdo. Persino l’ambientazione contribuisce: le Florida Keys dovrebbero suggerire vacanze, mare e tranquillità, mentre Liman le trasforma in una sorta di western tropicale dove il bar sostituisce il saloon e Dalton assume il ruolo dello straniero arrivato in una comunità dominata dalla prepotenza.
Un meccanismo narrativo antichissimo. Ed è forse proprio per questo che funziona. Le valutazioni del pubblico raccontano una ricezione meno entusiasta ma comunque discreta. IMDb registra attualmente 6,2/10, mentre Rotten Tomatoes colloca il consenso della critica intorno al 59% e quello del pubblico al 52%.
Non aspettarti quindi profondità psicologica da grande dramma né una sceneggiatura particolarmente sofisticata. Il film conosce bene il terreno sul quale vuole giocare: combattimenti, ironia, personaggi larger than life e quella dose di follia che negli action contemporanei spesso manca.
A distanza di oltre due anni dall’uscita, “Road House” resta così un film da recuperare su Prime Video soprattutto se ami il cinema d’azione capace di non prendersi troppo sul serio.
E forse il modo migliore per affrontarlo è proprio questo: dimenticare per una sera il confronto con il 1989, alzare leggermente il volume e lasciare che Dalton entri nel locale. Dopo, difficilmente resterà tutto al proprio posto.
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