A volte il cinema francese riesce a fare una cosa che altrove appare quasi impossibile: entrare in un terreno minato, sorridere, inciampare anche un po’, ma senza perdere del tutto la grazia. Su Prime Video c’è una commedia del 2023 che parte da una confessione privata e la trasforma in una piccola scossa politica, familiare e sentimentale. Non un film perfetto, va detto subito. Ma un titolo curioso, intelligente a tratti, che merita una seconda chance proprio perché prova a parlare di identità di genere senza chiudersi nel dramma né rifugiarsi nella caricatura pura.

Il film è Un uomo felice, diretto da Tristan Séguéla, prodotto da Albertine Productions e Gaumont e distribuito in Italia da Teodora Film. Se lo hai perso al cinema nel 2023, oggi può essere recuperato in streaming su Prime Video, dove trova forse il suo spazio naturale: quello della commedia da vedere senza fretta, lasciandosi sorprendere da due interpreti che sanno tenere insieme leggerezza, imbarazzo e fragilità.

La storia ruota attorno a Jean Leroy, sindaco conservatore di una piccola città del Nord della Francia. È un uomo abituato a controllare ogni gesto, ogni parola, ogni apparizione pubblica. Sta conducendo la campagna per la rielezione quando sua moglie Édith, dopo quarant’anni di matrimonio e tre figli, gli rivela qualcosa che non può più rimandare: si è sempre sentita un uomo e vuole iniziare un percorso di transizione per diventare Eddy.

Il punto più interessante non è tanto la rivelazione in sé, quanto l’effetto che produce su Jean. Perché il film, pur raccontando la scelta di Édith, osserva soprattutto il crollo dell’uomo che pensava di avere tutto sotto controllo. La famiglia, l’immagine pubblica, il consenso elettorale, il linguaggio stesso con cui ha sempre classificato il mondo. All’improvviso, ogni certezza diventa fragile. E qui Fabrice Luchini fa quello che sa fare meglio: trasforma il disagio in teatro umano, alternando smarrimento, vanità, comicità involontaria e tenerezza.

Accanto a lui, Catherine Frot lavora invece per sottrazione. Il suo personaggio non ha bisogno di urlare la propria verità. La porta in scena con una calma che spiazza, quasi con pudore, lasciando che sia il contesto intorno a esplodere. È una scelta interpretativa importante, perché impedisce al film di scivolare del tutto nella farsa. Anche quando la sceneggiatura cerca la battuta facile, la presenza della Frot rimette ordine, misura, profondità.

La regia di Tristan Séguéla resta volutamente classica. Non cerca invenzioni visive, non forza la mano sulla fotografia, non costruisce grandi momenti melodrammatici. Preferisce muoversi dentro i codici della commedia francese di costume: dialoghi serrati, equivoci sociali, personaggi secondari che amplificano il caos, una provincia ordinata solo in apparenza. La sceneggiatura, firmata da Guy Laurent e Isabelle Lazard, ha il merito di affrontare un tema delicato con un tono accessibile, anche se non sempre riesce a evitare qualche semplificazione.

Ed è proprio qui che il film divide. Da una parte c’è il coraggio di portare nel territorio della commedia un argomento ancora spesso trattato con imbarazzo o retorica. Dall’altra c’è il rischio, a tratti evidente, di osservare la transizione più attraverso lo spaesamento del marito che attraverso l’esperienza interiore di chi decide finalmente di essere sé stesso. Non è un limite da poco. Ma è anche il motivo per cui “Un uomo felice” può aprire una discussione interessante, soprattutto se visto senza aspettarsi un manifesto, ma una commedia popolare con qualche asperità.

Il paragone più immediato, almeno per tono e ambizione, può andare a certe commedie francesi capaci di usare il conflitto sociale come motore narrativo. Qui però non siamo davanti alla brillantezza corrosiva di titoli più riusciti, né alla profondità emotiva di opere che hanno raccontato l’identità con maggiore complessità. Siamo piuttosto in una zona intermedia: un film imperfetto, talvolta accomodante, ma attraversato da momenti sinceri e da una coppia di attori che vale da sola la visione.

Anche l’accoglienza lo conferma. Su IMDb il film ha una valutazione di 5,4 su 10, mentre il vecchio dato degli utenti Google segnalava un apprezzamento intorno al 67%. Su Allociné, la stampa francese è stata più generosa del pubblico, con una media di 3,1 su 5 contro il 2,8 degli spettatori. Le Parisien, attraverso le schede stampa raccolte da Allociné, ha valorizzato la finezza della scrittura e il talento comico di Fabrice Luchini. Su Rotten Tomatoes, invece, non emerge un riferimento altrettanto solido e utile per una valutazione consolidata del film.

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