Un’atmosfera che coinvolge e che difficilmente ti farà staccare dalla tivvù. Su Prime Video c’è una di quelle miniserie thriller che si comincia a guardare per curiosità e finisce per farti ritrovare in un gorgo di lutti irrisolti, visioni spettrali e segreti di famiglia che sembrano non finire mai.

Lazarus, questo il titolo, è un thriller psicologico con una forte vena soprannaturale, pensato per il binge watching: tutti e sei gli episodi sono disponibili sulla piattaforma di streaming di Amazon, perfetti per una maratona notturna.

Creata da Harlan Coben insieme a Danny Brocklehurst, è una miniserie britannica di genere thriller–horror psicologico prodotta da Amazon MGM Studios, Quay Street Productions e Final Twist Productions.

Protagonista è il dottor Joel “Laz” Lazarus, psichiatra forense interpretato da Sam Claflin, che torna nella casa di famiglia dopo l’apparente suicidio del padre, lo psichiatra Jonathan Lazarus, interpretato da Bill Nighy. Da qui in poi, nulla è più stabile: né i ricordi, né le diagnosi, né la realtà stessa.

Il ritorno a casa di Laz riapre una ferita mai rimarginata, l’omicidio della sorella avvenuto 25 anni prima, e scatena visioni inquietanti che sembrano riportare i morti a camminare fra i vivi.

Il cast è uno dei punti di forza di questa bella fiction. Sam Claflin, che abbiamo visto passare da Hunger Games a ruoli più intimisti, regge la serie con un personaggio costantemente in bilico tra lucidità professionale e crollo emotivo.

Bill Nighy, con la sua eleganza inquieta, dà corpo a un padre la cui presenza continua anche dopo la morte, in modo che il confine tra ricordo, allucinazione e fantasma resti sempre sfocato.

Accanto a loro, Alexandra Roach interpreta Jenna, la sorella di Laz, trascinata suo malgrado nel vortice dei segreti di famiglia, mentre Karla Crome, David Fynn e Kate Ashfield arricchiscono il mosaico di poliziotti, pazienti e figure d’ombra che popolano il paesino inglese dove tutto è cominciato.

La trama del thriller da segurie su Prime Video lavora sui due tempi: il presente di Laz che indaga sull’apparente suicidio del padre e sugli omicidi irrisolti collegati, e il passato segnato dalla morte della sorella, una ferita mai davvero elaborata.

Mentre il protagonista sfoglia le cartelle cliniche del padre, riemerge una sequenza di casi di pazienti disturbati, sparizioni, morti sospette. Le visioni – una voce, un’ombra, un volto che non dovrebbe esserci – lo portano a interrogarsi sulla propria sanità mentale tanto quanto sulla colpevolezza di chi lo circonda. Il dubbio centrale è semplice e devastante: chi è veramente il mostro in questa storia? E quanto di ciò che Laz vede è reale?

Girata tra Manchester e Morecambe, la serie sfrutta moltissimo l’ambientazione: case vittoriane, coste brumose, interni chiusi che sembrano studi di psicanalisi ma diventano set da ghost story. La regia insiste su corridoi, scale, specchi, soglie: non è solo una scelta estetica, ma una dichiarazione di poetica.

Lazarus è una storia di passaggi, tra infanzia e età adulta, tra lutto e accettazione, tra vita e morte.

Sul fronte critico, le reazioni sono molto divise. Rotten Tomatoes segnala per la prima stagione un indice di gradimento della critica intorno al 40/45%, mentre su IMDb le recensioni toccano una media di 6,2. Il gradimento su Google si attesta intorno al 68%. Il Davinotti la presena come “una buona serie, nella quale i misteri da svelare non mancano e la verità si ricompone, come sempre, pezzo dopo pezzo”.

Lazarus non è la serie che consiglierei a chi cerca il thriller perfetto, ma è quella giusta se hai voglia di un prodotto “sporco”, un po’ eccessivo, pieno di scelte discutibili ma anche di momenti magnetici. Funziona quando ti lasci trascinare, smettendo di chiederti se tutto abbia senso. E, soprattutto, sfrutta bene lo strumento Prime Video: tutto disponibile, tutto subito, in un racconto che vive di tensione accumulata.

Condividi