Due volti, due storie, due modi diversi di attraversare il cinema italiano. Margherita Buy e Valeria Golino non sono solo le protagoniste di “La vita possibile”, ma il suo cuore pulsante. Due attrici che, nel corso degli anni, hanno saputo raccontare fragilità, resistenza e desiderio di rinascita senza mai cedere alla retorica. Oggi questo film del 2016, diretto da Ivano De Matteo, torna a farsi notare perché è disponibile in streaming su Prime Video senza costi aggiuntivi per gli abbonati. Ed è uno di quei titoli che vale davvero la pena recuperare.
“La vita possibile” nasce come cinema d’autore, asciutto e sincero, capace di affrontare temi duri senza alzare la voce. Al centro c’è Anna, interpretata da Margherita Buy, una donna che decide di fuggire da una relazione violenta e di ricominciare da capo insieme al figlio Valerio. Il trasferimento da Roma a Torino non è solo geografico, ma emotivo: è il tentativo disperato e necessario di spezzare un ciclo di dolore prima che diventi irreversibile. Buy costruisce il personaggio con la sua consueta misura, lavorando per sottrazione, lasciando emergere paura e determinazione nei silenzi più che nelle parole.
Accanto a lei c’è Carla, interpretata da Valeria Golino, figura solo apparentemente laterale. In realtà è il contrappunto emotivo del racconto: ironica, irregolare, vitale, lontana da ogni modello di “donna salvifica”. Golino porta sullo schermo un personaggio che non consola, ma accompagna.
Una presenza capace di alleggerire senza banalizzare, tanto da valere all’attrice una candidatura come miglior attrice non protagonista ai David di Donatello. Il rapporto tra Anna e Carla diventa così uno dei nuclei più autentici del film, una relazione femminile fatta di differenze che si riconoscono e si sostengono.
Ivano De Matteo sceglie una messa in scena sobria, quasi spigolosa. La violenza non viene mai spettacolarizzata, ma resta una ferita che condiziona ogni gesto. Anche lo sguardo su Valerio, interpretato con grande sensibilità da Andrea Pittorino, evita scorciatoie emotive: il trauma del ragazzo emerge nei conflitti quotidiani, nelle chiusure improvvise, nel bisogno disperato di punti di riferimento. Non a caso il film si apre e si chiude proprio su di lui, come a ricordare che le conseguenze della violenza non finiscono con la fuga.
Torino diventa una presenza silenziosa ma decisiva. Lontana dalle cartoline, mostrata nei suoi spazi più anonimi e quotidiani, la città riflette lo stato d’animo dei personaggi: fredda, difficile, ma non priva di possibilità. È qui che si inserisce anche il personaggio di Mathieu, interpretato da Bruno Todeschini, vicino di casa capace di instaurare un rapporto semplice e rassicurante con Valerio, offrendo una diversa idea di maschile, lontana dalla sopraffazione.
A distanza di anni dalla sua uscita, “La vita possibile” resta un film attuale, forse ancora più di allora. Parla di violenza sulle donne senza proclami, di precarietà emotiva e sociale, di seconde possibilità che non arrivano per miracolo ma si costruiscono giorno dopo giorno.
Non promette salvezze facili, ma lascia intravedere una verità essenziale: la vita possibile esiste, anche quando sembra irraggiungibile. E oggi, su Prime Video, merita di essere (ri)scoperta.
